Dragon boat, gli azzurri alla conquista del mondo

I romani la fanno da padroni nella spedizione partita ieri per Sydney

Prevalentemente vissuto in tre regioni (Lazio, Sardegna e Toscana) il Dragon Boat è uno di quegli sport che accoppiano la fatica fisica allo scenario senza dubbio affascinante, perché praticato su imbarcazioni disegnate e modellate in stile orientale così da apparire - appunto - simile a un dragone. Ecco dunque che la partenza degli Azzurri alla volta di Sydney per il Mondiale della specialità, in programma dal 20 al 23 settembre nello specchio d’acqua che fu sede dell’Olimpiade 2000, diventa una sorta di evento nell’evento, con i convocati che si sono radunati a Fiumicino e che sono volati ieri mattina dall’hub romano alla volta dell’altro emisfero. Della spedizione azzurra fanno parte vogatori provenienti da otto società della Sardegna e della Toscana, ma a farla da padroni sono soprattutto i laziali: Antonio De Lucia e Antonietta Simonelli (A.S. Indiana Club di Roma), Renato Grazioli, Fabrizio Basile, Eugenio Leonardi, Riccardo Locatelli, Vittorio Cipriani, Carlo Fiore (Elliot di Bracciano); Daniela Paciotti, M. Teresa Mancinelli, Daniele Gaetano, Alberto Cangin (Dragononda di Anguillara); Remo Guerini, Giovanni Fontana, Mariangela Mancino (Eureka di Roma) Angelo Filzi, Grazia Pergolini (Dragolago di Anguillara) Diego Sedda, Roberta Corona (Canottieri Sabaudia): 19 elementi ovviamente da integrare col resto della truppa, impegnata a replicare i successi dell’ultima rassegna iridata. A Berlino 2005 il Dragone Azzurro conquistò un oro, 2 argenti e un bronzo, successi che regalarono alla spedizione il quarto posto nella classifica generale per nazioni. «Con questa nostra partecipazione vogliamo dare un segnale al mondo dello sport agonistico italiano - ha affermato Claudio Schermi, numero uno della federazione e vicepresidente mondiale - perché se ben praticata e ben gestita l'attività sportiva può accompagnarci ben oltre al soglia dei 50 anni, età che un tempo sembrava un confine invalicabile». Secondo Schermi «è anche questa la grandezza del Dragon Boat, una disciplina di grande entusiasmo che crea solidarietà ed equipaggi che diventano veri gruppi di amici». Per il presidente gli azzurri sono attesi da «un compito difficile, perché si scontreranno con equipaggi agguerriti come quelli americani, canadesi, tedeschi e australiani, oltre ai soliti cinesi». Gli Azzurri, capitanati dal vice presidente Antonio De Lucia (responsabile del settore tecnico nazionale), capovoga insieme all’altro vice presidente Renato Grazioli, concorreranno nelle gare delle categorie Open (tutti uomini) e Misto (otto donne e otto uomini) sulle distanze dei 200, 500, 1000 e 2000 metri.
Il Dragon Boat è una disciplina sportiva dalle antiche origini orientali, diffusa in tutto il mondo, che prevede gare su imbarcazioni standard lunghe 12,40 metri e larghe al massimo 1,12 metri, con la prua e la poppa a forma rispettivamente di testa e coda di drago. Sono battelli sospinti da più atleti, i cui colpi di pagaia vengono scanditi dal ritmo di un «tamburino» mentre un timoniere a poppa dirige la barca con un remo lungo circa 3 metri.