Il dramma di Alberto: "Una vita sconvolta dai troppi sospetti"

Garlasco (Pavia) - Gli investigatori l’hanno studiato e rivoltato con ansia crescente. Un caso semplice, quasi banale, che diventa sempre più complicato e si attorciglia intorno alla figura di Alberto Stasi, il ragazzo di provincia che deve fronteggiare da solo la sfida con i detective di questa estate italiana. «È molto intelligente», dice chi l’ha interrogato per decine di ore, prima come teste e poi come unico indiziato di questa storia in cerca di un finale che non vuole arrivare.

Ma come vive Alberto dal 13 agosto? La risposta la dà il suo avvocato Alberto Lucido ed è la più ovvia: «Il tutto gli ha sconvolto la vita». Chi lo immagina come un assassino diabolico, capace, dopo il delitto, di organizzare una sofisticata e gelida manovra per costruirsi l’alibi al computer, deve fare i conti con una realtà terra terra, come quella che presenta il difensore: «Insieme alla fidanzata ha perso la serenità e ha visto la fine persino dei suoi programmi immediati». Chi crede che l’Harry Potter di Garlasco, per la vaga rassomiglianza col maghetto, sia un genietto che ha assorbito la lezione di Csi e dei grandi telefilm americani, deve ridimensionare il ragionamento. Alberto, almeno nella versione offerta da Lucido, si muove, anzi si muoveva nel perimetro normale della vita di un ventiquattrenne, prossimo alla laurea: «Avrebbe dovuto consegnare la tesi al professore entro il 17 agosto. Il 13 agosto è accaduto il ritrovamento del cadavere. Sono certo che Alberto arriverà alla laurea, ma non in questa sessione; lui è sconvolto».

Insomma, se non è stato lui, Alberto Stasi è solo un giovane che domenica 12 agosto era chino sui libri, la sera, salutata la ragazza, è tornato a casa in via Carducci, all’altro capo del paese, e si è messo a letto. Stanco e forse un po’ teso come tutti i ragazzi alla fine delle loro fatiche. E se non è stato lui, è più che probabile che il 13 mattina non abbia dato importanza più di tanto al fatto che la sua Chiara non rispondeva ed è andato avanti a scrivere e salvare sul computer, rispondendo pure, com’è documentato dai tabulati del telefono di casa, ad una chiamata dal mare della mamma alle 10.30.

Strano. Troppe coincidenze favorevoli. «Alberto - riprende Lucido - non è innocente, non è incolpevole, ma del tutto estraneo al fatto e la strategia difensiva è di totale apertura, perchè non abbiamo nulla da nascondere. Sono stato io a consigliargli di consegnare subito il computer con i file agli inquirenti». E allora? «Non è il processo che temiamo ma la serenità perduta. Dire che Alberto è a pezzi è dire poco». Un uomo schiacciato dal dramma. Lontanissimo dal personaggio luciferino che toglie il sonno ai detective.