Il dramma delle morti bianche nella civiltà del lavoro

La bellezza nascosta

del museo di Ceriale
In riferimento all'articolo del dottor Andrea Macco, (sabato 7 aprile) sulle disfunzioni organizzative riguardanti il Museo Paleontologico di Ceriale (Frazione Peagna), desidero puntualizzare senza alcuna polemica, (non discuto sulle disfunzioni citate) che il Museo naturalmente esiste, ed è attualmente in fase di restauro come si evince da un mio scritto, pubblicato sul quindicinale «Il Ponente» proprio la settimana scorsa. A giustificazione della brutta impressione ricevuta dal Vostro cronista, potrei attribuire a questo momento di transizione la disorganizzazione attuale. I restauri in corso ampiamente sotto descritti, potevano anche contemplare la totale chiusura del Museo fino al termine dei lavori, ma il senso di responsabilità del giovane direttore ha prevalso, traslocando proprio in questi giorni almeno «il grosso» dell'esposizione, temporaneamente in altri locali con dispendio di energie e di tempo per impedirne la chiusura totale. Se lo stimatissimo Andrea Macco avesse comunque visitato il Museo in questo periodo, la visione sarebbe stata parziale e viziata da questa situazione di «passaggio». Mi permetto quindi personalmente, da semplice cittadino cerialese (io non ho nulla a che fare col Museo e con la sua gestione, sono solo un piccolissimo cronista) di invitare il dottor Andrea Macco, se mi concederà un recapito, alla prossima inaugurazione del rinnovato Museo, che avverrà presumibilmente prima dell'estate. In quell'occasione potrà osservarne la bellezza e l'importanza (uno studioso tempo fa giunse fino dal Sudafrica per visitarlo) e ricavarne gli spunti per un eventuale articolo che ne metta in luce, questa volta, gli indubbi pregi.
Cordialissimi saluti.

Ceriale (SV)
Posta alternata

alle Cinque Terre

Da alcuni anni le Cinque Terre sono di moda: pubblicità, propaganda, soldi, tanti soldi ed anche tante chiacchere. Tuttavia è sempre piacevole viverci, specie se ci si è nati; qualche svantaggio c’è per chi non è affittacamere o ristoratore, ma con un po’ di ottimismo...
Forse Corniglia è un paese particolare, un po’ a sé - con molto abbandono, coltivo e sentieri. Il prossimo settembre saran tre anni che l’ufficio postale è stato declassato - s’è perso anche il timbro - ed apre solo più tre giorni alla settimana, e rende pur il suo servizio e la posta parte regolarmente. Quello che non funziona assolutamente è il recapito.
Quante volte passa il portalettere alla settimana? Una, massimo due! Da Pasqua in qua, sarei curioso di sapere quante volte è passato...
Posta ne arriva, le bollette tutte e sempre; sabato 7 ho ricevuto quella dell’acqua (scadenza indicata 10/04).
Arrivano pure lettere e cartoline, dopo cinque/dieci giorni (prioritaria); ma non arrivano le riviste, se non un numero ogni tanto.
Di un quindicinale di Velletri, 22 numeri pubblicati nel 2006, ne ho ricevuti 14; nel 2007 ho ricevuto quelle del 15 febbraio, l’ultimo fu quello del 30 novembre.
Un bimestrale spagnolo di 256 pagine, stufo di richiederne due o tre numeri ogni anno, me lo faccio inviare come pacco a fine anno: lo Sda funziona ottimamente. Arrivassero pure in ritardo, non arrivano, e basta.
Grazie ed auguri alla redazione.
Cordialmente.
Stefano Castagneto
Corniglia (SP)
Il porto di Genova

meglio di Barcellona
Egregio dottor Lussana, ho avuto modo di seguire, purtroppo non dall'inizio, l'intervista a Telenord tra i noti giornalisti Paolo Lingua e Franco Manzitti con il candidato di Forza Italia, professor Enrico Musso.
I giornalisti hanno fatto a gara nel porre domande difficili e impegnative al candidato che però ha risposto adeguatamente, dando prova di una giusta conoscenza dei problemi.
Sulla Fiumara ha affermato il suo pensiero circa l'errore di aver preferito la costruzione di spazi a favore della distribuzione dì beni commerciali e la costruzione di appartamenti alla destinazione di spazi necessari all'area portuale.
È stato presentato il problema del porto di Barcellona oggi molto avanti a quello di Genova, e la ragione é stata chiarita da Musso per il fatto che mentre a Genova si è preferito l'intervento dello Stato attraverso i mille interessi privati, a Barcellona si è preferito 1'intervento privato che si è dimostrato vincente.
Musso ha dichiarato che occorre un intervento di otto miliardi, quattro per il porto e quattro per il terzo valico per portare Genova al suo naturale posto tra i porti.
Compito di un vero Sindaco è quello di trovare questi capitali e di fare in modo che siano investiti.
Credo siano queste le forme vincenti per Genova che ha il dovere di fare tutto il possibile per occupare il posto che ha sempre avuto nella storia e sono certo che il professor Musso possa essere l'Uomo giusto per farlo.
A titolo di curiosità mi permetto di ricordare che la posizione geografica di Genova è assai più favorevole di quella di Barcellona; per esempio, le distanze geografiche terrestri tra questi due porti e tre città europee Parigi, Berlino, Budapest sono tutte a favore di Genova di 250 chilometri per la prima, 500 per la seconda, 780 per la terza. I costi del trasporto terrestre per chilometro/contenitore moltiplicato per i milioni di contenitori, sarebbero tutti a favore di Genova, anche contro i costi di Anversa e Rotterdam!
Cordiali saluti.
Pro Schiaffino

L’allarme alberi

lanciato da Greenpeace
Buongiorno signor Di Stefano, ho letto il suo articolo a titolo «A Ostia la burla sul taglio degli alberi». Per la verità esso è compreso nella rassegna stampa di Greenpeace sul tema «Congo - a rischio la seconda foresta del mondo».
Desidero perciò precisarle che i cartelli comparsi la settimana scorsa sugli alberi della Valletta Cambiaso sono stati sostituiti con altri, più rassicuranti, ma solo in apparenza. L'allarme sollevato circa l'esbosco del Parco cittadino era non una burla, ma una azione ripetuta in contemporanea in altre decine di città italiane, non solo Ostia. Nessun pericolo dunque, come ha capito, «Questi alberi si salveranno, ma...» i nuovi cartelli rassicurano la cittadinanza scossa, ma è stato necessario per fare riflettere sulla sorte di 20 milioni di ettari di foreste vergini e multi millenarie del Congo, ora in vendita, con il bene placet della Banca Mondiale (di qui il richiamo sul fax del dottor Draghi, poichè la Banca d'Italia è la rappresentante nazionale della BM) che aveva in precedenza condizionato i finaziamenti al Congo alla continuazione della moratoria sull'abbattimento delle foreste Congolesi. Ora non è più così e Greenpeace ha lanciato l'allarme e ha avuto bisogno di provocare un «concern» sulle sorti dei nostri stessi alberi, dei nostri parchi. Grazie a questo ora si parla un poco di più di questo, d'altra parte un po' ce lo meritiamo, il legno delle foreste congolesi finisce calpestato nei parquet delle nostre case, acquistato sotto forma del nuovo scontatissimo mobile. È ora che conosciamo la ripercussione dei nostri acquisti, dei nostri atti, delle nostre omissioni.
Tanto le dovevo di precisazione sia io che Greenpeace italia. A seguire può leggere il comunicato ufficiale.
Cordiali saluti
Direzione di Greenpeace a Genova