Il dramma libanese raccontato da Mroué

La lunghezza del titolo riporta alla mente i film della Wertmüller, ma negli spettacoli del libanese Rabih Mroué l’ironia è indivisibile dal senso del tragico che questi spettacoli hanno la necessità di veicolare. Ed è così che «Come Nancy si augurò che tutto fosse solo un pesce d’aprile» ci riporta al dramma di una nazione che da oltre trent’anni vive in perenne stato d’assedio. Tanto che non è più possibile - come dice lo stesso regista - «distinguere i morti dai vivi... I morti non muoiono più perché i vivi non sono pronti a sopportare di vivere senza un padre, anche se questo padre è un cadavere». Ed è proprio la presenza costante dei morti nella vita di chi sopravvive in un «teatro di guerra» ad ispirare il lavoro di Mroué che porta in palcoscenico quattro personaggi, quattro combattenti che a turno muoiono e rinascono, attraversando la storia del Libano dal 1975 a oggi. Oggi e domani alle 20.30 al Palladium per il RomaEuropa Festival.