Il dramma di quei due bambini diventati orfani per la seconda volta

I figli dell’uomo in manette sono stati temporaneamente affidati ai nonni materni Le accuse: «Negli ultimi tempi era stato aggressivo anche con loro»

da Marsciano (Perugia)

Avvicinarsi non si può. Da lontano, però, nel giardinetto vicino a quella villetta bassa, color pastello, ci sono ancora lo scivolo, la bici, l'automobilina di plastica, con la quale F., 4 anni, e N., 8 anni, giocavano spensierati e gioiosi, sino a una settimana fa. Il loro, oggi, è un paradiso perduto. Perduto, forse, definitivamente. La mamma barbaramente uccisa, la sorellina mai nata, il padre finito in carcere chissà per quanto.
Proprio l'altra mattina, lunedì, Roberto Spaccino è andato ad incontrare, per quella che si è rivelata l'ultima volta, i suoi figli. A casa dei nonni materni. Li aveva portati da loro, a Morcella, per difenderli, aveva spiegato ai conoscenti, per sottrarli all'assedio mediatico intorno alla villetta di Compignano. Pare che in quella manciata di minuti trascorsi con loro abbia loro spiegato, con toni affettuosi e con linguaggio prudente, che la mamma non era andata in ospedale per la nascita della sorellina (la bugia pietosa che era stata loro raccontata, nei primi momenti, per non traumatizzarli), ma che era salita in cielo con la sorellina.
I due bambini si renderanno conto solo da grandi che quello che parlava loro, con sembianze di amorevole papà e che pare si fosse fatto accompagnare da uno psicologo, potrebbe essere stato, in realtà, l'orco cattivo che aveva strappato la vita della loro mamma e della loro sorellina. Tra l'altro, secondo l'accusa mossa a Spaccino dalla procura, quel papà, apparentemente amoroso, avrebbe maltrattato anche loro, soprattutto negli ultimi mesi.
Duro si profila il futuro dei due bambini, ancora in tenera età. Negli prossimi giorni le famiglie degli Spaccino e dei Cicioni, al di là delle precisazioni fornite, finiranno se non per odiarsi, certo per distaccarsi l'una dall'altra. La furia che il marito ha scatenato contro Barbara, non sarà facilmente perdonabile, anche se le colpe dei figli non possono ricadere sui padri e sulle famiglie. Gli uni però cercheranno di di salvare il salvabile, stando vicino a chi si è distrutto l'esistenza; gli altri avranno sempre davanti agli occhi il massacro dell'amata, unica figlia. F. e N. rischiano di vedersi riservare una esistenza dolorosissima. Dovranno affrontare la durezza dell’affidamento. Probabilmente vivranno proprio con i nonni materni.