Il dramma della Shoah: Milano non dimentica 

Ieri un convegno di storici e giornalisti al Circolo della Stampa Obiettivo: far conoscere la Storia per combattere il negazionismo

C’è un luogo, a Milano, che non è solo della memoria. È il Giardino dei Giusti. Location, Monte Stella. «Potrebbe diventare anche luogo della responsabilità, un ricordo di tutti i genocidi, un simbolo per coloro che soffrono» dice Letizia Moratti. Sì, perché «tragedie come l’Olocausto non possono non essere ricordate» e perché «serve far crescere nei giovani una cultura della tolleranza, del rispetto delle identità, delle tradizioni e delle storie diverse».
Espressioni, quelle del sindaco, a margine della cerimonia d’omaggio del Comune di Milano ai perseguitati. Celebrazione per ricordare la Shoah e l’orrore dei lager, insieme ai rappresentati della comunità ebraica ambrosiana. Occasione anche per segnalare la volontà di dare corpo e sostanza a un’associazione senza scopo di lucro, “Per il Giardino dei Giusti”: «Proposta di delibera di iniziativa consiliare che ha lo scopo di individuare normativamente le personalità, vive o defunte, che si siano particolarmente distinte con loro atti morali, alle quali dedicare un albero nel giardino» spiega Manfredi Palmeri. Riconoscimento di un’amministrazione, aggiunge il presidente del consiglio comunale, certa che «l’antisemitismo si combatte con la cultura e con la memoria».
Virgolettato riferito al disegno di legge del ministro Clemente Mastella, «condivisibile nello spirito e negli obiettivi» ma solo a patto «di tener presente che, ancor prima e ancor più che nelle aule dei tribunali, la società deve combattere chi nega la verità e chi vuole privare della dignità altri uomini, con le armi dell’insegnamento nelle scuole, della cultura e della tensione morale». Della serie, ricordare è un dovere. Leitmotiv dell’appassionato dibattito intorno ai Negazionismi che, ieri mattina, al Circolo della Stampa ha visto protagonisti storici e giornalisti. Poco meno di tre ore di discussione con un denominatore comune: «Far conoscere la storia è un modo per combattere il negazionismo. Si deve lavorare sul piano culturale non per rimanere prigionieri del passato ma per evitare che si ripeta». Sintesi di Yasha Reibman, vicepresidente della comunità ebraica milanese, che garantisce quanto «fortunatamente» sia «fenomeno ultraminoritario il negazionismo in Italia». Ma, attenzione, ci sono pure altre «forme di negazionismo»: di chi «nega la Shoah», di chi «banalizza la Shoah» e di chi «cerca di far passare Israele come il nuovo Stato nazista».
Tentativi evidenti di «negare quello che è avvenuto e pure la realtà del presente». Come dire: un minestrone «in cui non si capisce più nulla». Denuncia che Alfonso Arbib completa: «Dobbiamo imparare a riconoscere l’antisemitismo mascherato» perché «nella storia si ripetono sempre le stesse cose, sono mille anni che si parla di un complotto ebraico. Ecco, essere responsabili - come giustamente dice il sindaco - vuol dire imparare a chiamare le cose col loro nome». Invito a non abbassare la guardia firmato dal rabbino capo di Milano. Appello ad «azioni culturali e morali» che non cade nel vuoto: domani, alle 15.30, da piazza San Babila si muove il corteo promosso dalla comunità ebraica, cui partecipa anche il Comune con il gonfalone civico.
Anche Forza Italia partecipa con una delegazione di parlamentari milanesi - tra gli altri, Maurizio Bernardo, Mariastella Gelmini, Maurizio Lupi, Antonio Palmeri e Piero Testoni - che testimoniano non solo «la solidarietà di Forza Italia con le vittime dell’Olocausto» ma anche «la ferma opposizione contro tutti coloro che vogliono oggi negare la Shoah e il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele». Presenza di chi, come sostiene il rabbino Arbib, s’assume «delle responsabilità perché ricordare significa assumersi responsabilità per il passato, non personali ma storiche, e anche responsabilità per il presente e per il futuro». Ragione in più per manifestare- come invita la comunità ebraica - sempre domani, alle 17, in piazza Diaz sotto il consolato iraniano. Negazionismo d’oggi, orrore di ieri.