Tra drappi di tessuto e turbinio di veli l’arte «arroventata» della Vendola

Un materiale dal nome poco noto e una tecnica affinata negli anni - frutto di continue ricerche e prove sul campo - custodita gelosamente. Questi gli elementi, cui si aggiunge una sensibilità fortemente pittorica, della ricerca di Maria Rosa Vendola. L'artista genovese, che espone un ricco corpus delle sue opere a Palazzo San Giorgio (Genova, 10 novembre - 1 dicembre) presentata da Luciano Caprile, non si lascia confondere dalle molte domande che il suo lavoro suscita. Com'è possibile lavorare con le mani, seppur protette da guanti isolanti, un materiale incandescente a 200 gradi, che in pochi attimi torna allo stato solido? E, soprattutto, come ne ha intuito le possibilità espressive? Quesiti destinati per il momento a restare irrisolti, almeno fino a quando la Vendola non svelerà i suoi segreti a uno o più epigoni, per continuare il percorso da lei intrapreso.
Il materiale in questione è il poliwood, un composto industriale di propilene, polvere di legno e metallo, che l'artista lavora in un'azienda di cui - ovviamente - non rivela il nome. Un dettaglio, d'altronde, che perde importanza di fronte ai risultati ottenuti con l'inedito materiale, capace di contraddire la propria natura statica con un movimento endogeno stupefacente. Nelle mani della Vendola, il poliwood si trasforma in un drappo di tessuto, morbido e prezioso, pronto ad ondeggiare al minimo accenno di vento o a posarsi sulle forme di un corpo come un velo impalpabile. Oppure, si plasma su rotte lontane dalla figura, ove è la dialettica tra pieni e vuoti - con strappi e spasmi della materia - a scandire un ritmo emozionale, evocativo e percettivo. Colore, brillantezza e consistenza tradiscono l'anima metallica di questo materiale, di cui l'artista genovese, al pari di un'alchimista, per prima ha immaginato e sviluppato le potenzialità. Nelle lastre sottili e incandescenti, la Vendola intravede la forma cui, in brevissimo tempo, dar vita. Ecco, dunque, emergere dal metallo un corpo, un busto o un volto di una figura femminile in procinto di compiere un movimento, eternato nella lastra. E, ancora, un turbine di «veli» si plasmano in una figura, o si dischiudono per svelare allo sguardo i lineamenti di un volto o del suo simulacro. Non manca la pittura, passione da sempre coltivata dalla Vendola - coronata nella realizzazione del Battistero della Chiesa di Santa Sabina a Genova - che nell'inserimento di brani di poliwood conquista la terza dimensione e attesta, nuovamente, le qualità di questo materiale, caro all'industria e di certo, sulle orme delle ricerche dell'artista genovese, destinato a esserlo per l'arte.