Da Dresda il trionfo del disegno

Sembra di entrare idealmente in una bottega di pittura quattrocentesca. Schizzi con figure, disegni di volti, modelli rivestiti di panneggi o nudi. E tutti di alta qualità. Gli autori? Botticelli, Filippino, Verrocchio, Ghirlandaio, Carpaccio... Tanto per fare alcuni nomi.
Oltre quaranta preziosi fogli di artisti italiani del Quattrocento sono usciti dal Kupferstich-Kabinett der Staatliche Kunstsammlungen di Dresda per essere esposti all’Istituto Universitario olandese di Storia dell’arte di Firenze, specializzato nello studio delle arti grafiche. Il fatto è eccezionale: primo perché molti di essi sono inediti, secondo perché difficilmente sono visibili fuori della loro sede, terzo perché aggiungono un capitolo importante alla storia del Rinascimento italiano.
A raccoglierli con lungimiranza sono stati i principi elettori di Sassonia, che già nel Settecento avevano acquistato intere collezioni di disegni e stampe in tutta Europa, riunendoli in una Kunstkammer (Camera del tesoro) dello Zwinger a Dresda. Da allora i disegni del Kupferstich-Kabinett, fondato nel 1720 da Federico Augusto di Sassonia, hanno avuto vicende complesse, di arricchimento e perdite, passando attraverso guerre e restauri.
Questi esposti, di area padana, toscana e umbro-laziale, sono giunti a Dresda nel primo Settecento e soprattutto nel 1860, quando il direttore Ludwig Gruner riuscì a ottenerli a un’asta del mercante londinese Woodburn. Giunti anonimi, o con nomi non sempre esatti, sono stati col tempo studiati e attribuiti ai vari maestri. Oggi, sfogliando il nutrito catalogo (Centro Di), curato da Lorenza Melli, ci rendiamo conto del lavoro di decenni che ha portato ad accostamenti e confronti convincenti.
Ad esempio, una consunta e splendida testa disegnata con punta metallica su carta bianca preparata in azzurro, arrivata a Dresda prima del 1764, e considerata nell’Ottocento di Fra Bartolomeo, sembra proprio di Botticelli, come conferma l’accostamento con un volto della Allegoria della Primavera, il celebre dipinto degli Uffizi. Uno studio per una Madonna col Bambino, entrato nella raccolta di Dresda nel 1728 con la scritta «Lionardo da Vinci», è adesso riferito a Verrocchio: attribuzioni entrambe calzanti, considerata la grande bellezza del disegno e l’accostamento alla Madonna del melograno del Verrocchio e alla Madonna del garofano di Leonardo. Un paio di disegni di Filippino Lippi, schizzati sul recto e sul verso di uno stesso foglio preparato in grigio, sono perfettamente affini come stile e cronologia alla sua tavola lucchese (Pala Magrini), conservata nella chiesa di San Michele in Foro di Lucca. E, interessante scoperta, hanno ispirato un artista lucchese del tardo Quattrocento, che con Filippino ha avuto molto a che fare, Vincenzo Frediani. Così, di disegno in disegno, emergono agganci, influenze, convergenze di lavoro e scambi.
Già, perché il disegno era il vero fondamento dell’arte. Scriveva nel 1548 l’eccentrico pittore Pontormo in una lettera a Benedetto Varchi in merito alla disputa su «quale sia più nobile, la pittura o la scultura»: «una cosa sola c’è che è nobile, che è el suo fondamento: e questo si è el disegno». E non solo per i toscani, ma per tutti i grandi artisti, veneti, padani, umbri, o di altre aree, come dimostrano i fogli esposti, dal levigato Suonatore di “diaoulos” del ferrarese Lorenzo Costa alla Madonna in trono, martiri e angeli dei veneziani Vittore e Benedetto Carpaccio ad altri ancora.
Capolavori e fogli di bottega, spesso utilizzati anche da artisti diversi, rappresentano il vivace repertorio delle botteghe del tempo: studi preparatori, schizzi, disegni dal naturale o dal modello, elaborazioni autonome, esercitazioni, copie e derivazioni. E, grazie alle indagini scientifiche svolte dai laboratori di restauro del Kupferstich-Kabinett e della Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, si conoscono adesso le tecniche raffinate e i materiali usati, dalle carte preparate e colorate alle punte metalliche, fatte con leghe d’argento, di stagno, d’oro, dagli inchiostri, ottenuti da cenere e fumo, alle penne e ai pennelli fini e sofisticati.
mtazartes@tiscali.it
LA MOSTRA
Botticelli, Verrocchio e oltre. Disegni italiani

del Quattrocento

nelle collezioni reali di Dresda
Firenze, Istituto Universitario olandese di Storia dell’arte, Viale Torricelli 5 (sino al 5 novembre).