Il dribbling fallito da Bonolis

Alla domenica il telespettatore vuole molti gol e poche chiacchiere

C’è lo sport che vive negli stadi, dentro i palazzetti, in sintonia con il fascino infantile «vinci-perdi» che è l’essenza stessa della gara. Meraviglioso e insieme noioso, anche perché di gol irregolari e di canestri all’ultimo secondo, di record dopati e di imprese stellari ne abbiamo piene le statistiche e le tasche. Ma, per fortuna, lo sport non è soltanto quella dopolavoristica cosa che era negli anni Sessanta: profumo d’erba tagliata e una palla per far felici i bambini. Adesso è business, è intrigo, è polemica, è inchiostro mediatico. E soprattutto è tv. Così, ci diverte ricordare, di un anno di sport, ciò che ha caratterizzato una delle stagioni più stupide, contraddittorie e divertenti. Dieci cammei inutili ma imperdibili dentro i quali è racchiuso lo sport di oggi. Feroce e ingiusto, ammalato di chiacchiere e gonfio di personaggi tronfi, bolsi e immortali come i cartoni animati.
L’episodio simbolo di un anno di sport che non vedrete nei riassunti mielosi dei programmi televisivi è il braccio di ferro fra Paolo Bonolis e la redazione sportiva di Mediaset vissuto in diretta. Un duello rusticano circoscritto dentro i contorni del televisore e della montatura degli occhiali di Giampiero Mughini (o era la sua colf?). Bonolis, padrone del programma «Serie A» (ereditato a suon di milioni dalla Rai), voleva trasformare il suddetto format in una dépendance del Bagaglino. E mettere il berretto a sonagli ai giornalisti per trasformarli in macchiette. Operazione fallita, idea bocciata dal telespettatore, che a quell’ora vuol vedere solo ed esclusivamente i gol. Idea spazzata via dalla rivolta della redazione, fra offese, querele e un soprannome «er Penombra», affibbiato dal conduttore esautorato al direttore dello sport di Mediaset, Ettore Rognoni, rimasto stoicamente in trincea a difendere la linea editoriale del programma. Ora tutto è passato. Lo dimostra ogni domenica Enrico Mentana, maestrino di Vigevano che conta i gol in pullover. Come Paolo Valenti, trent’anni fa.