Un drink nel club più esclusivo della City

Aeroporto Colombo, un lunedì di febbraio, attesa dell'imbarco per il volo British Airways. Alcuni giovani ben vestiti sorseggiano allegramente birra prima della partenza. La Genova dello shipping, quella che conta, è infatti diretta a Londra. Il pretesto per un blitz nella capitale finanziaria d'Europa è rappresentato dall'International Petroleum Week, congresso dedicato agli operatori del comparto petrolifero. In questi tempi di crisi, è proprio il petrolio a soffrire un po’ meno e a illudere gli agenti marittimi, altrimenti con il morale a terra tra crollo dei noli (in realtà in lieve ripresa, secondo i più recenti indici «Baltic Dry»), navi vuote, navi congelate - o, sotto la Lanterna, navi inutilmente sequestrate, vedi la Fashion, come a volersi far male da soli, ma questa è la solita, altra storia - banche timorose, accesso al credito negato e così via. Nelle ultime settimane, sono proprio i titoli dell'oro nero ad andare controcorrente. Flessione c'è, ma intanto l'Eni dichiara utili da record, nella cantieristica tirano le commesse per nuove piattaforme offshore e i broker (intermediari, ndr) cercano di aggredire questa isola abbastanza felice per tirare una boccata d'ossigeno. Succede così che un giornalista e un notabile del mare, si ritrovino la sera stessa al numero 106 di Pall Mall, in uno dei più esclusivi club londinesi, il «Travellers», a due passi da Buckingham Palace e a tre dal secondo più antico pub della City of Westminster, il Red Lion. A Genova, per certi versi, il «Tunnel», frequentato da Giuseppe Verdi, Camillo Sivori, Nicolò Barabino, potrebbe essere considerato un degno epigono dei «Viaggiatori». L'occasione di poter entrare nel tempio dei gentlemen inglesi si è presentata al millesimo squillo di blackberry, la vera arma da fuoco di ogni broker che si rispetti. Dopo 999 telefonate di servizio, per lo più grane, la millesima sorprende per la familiarità della voce. È il fratello maggiore, noto avvocato marittimista - del Foro genovese - e socio del Travellers. Che c'è di strano nell'essere soci di un club e nell'invitare due amici per un cocktail? C'è che in questo luogo «sacro», fondato nel 1819 dal ministro degli esteri Lord Castlereagh, di cui pare sia membro onorario il Principe Carlo, e di diritto tutti gli ambasciatori delle nazioni della Nato, ispirato allo stile del Rinascimento italiano, possono mettere piede solo una ventina di soci del Belpaese, rigidamente selezionati e «cooptati» da altrettanti membri. Ed è così che agli occhi di chi scrive, dopo aver superato il cortese «check-in» di un attempato maggiordomo, si apre un mondo misterioso e affascinante, fatto di stanze di vittoriana memoria, biblioteche eleganti e silenziose, scale tappezzate di rosso e adornate di quadri che ritraggono i soci storici, anziani e meno anziani lord che discutono di pratiche di mutuo soccorso, degustando amabili liquori e scrutando i nuovi avventori con aria fintamente distratta. Ma a colpire più di ogni altra cosa sono i divieti. In questo circolo della Londra bene, sono bandite varie cose. Le donne, anzitutto, tranne le compagne e amiche che vogliano cenare nel bellissimo ristorante interno - diretto da un maître italiano, ci mancherebbe, in questo caso veneziano - o appartarsi a fine serata nelle stanze di cui ogni singolo socio dispone. I telefoni cellulari, che, se utilizzati in presenza d'altri, possono costare addirittura l'espulsione dal club. La maleducazione, certamente. Tutto ciò consola. Il tempo sembra non esser trascorso rispetto alle sane tradizioni. Ma è davvero così? I cambiamenti calano improvvisi anche in questi templi solo in apparenza immutabili. Te ne accorgi dalle cameriere dai lineamenti non più «celtici», ma filippini. Dai camini a legna e carbone che non possono più ardere, perché una legge del 1956 li ha severamente vietati in quanto primi responsabili dello smog cittadino. Te ne accorgi dal fatto che perfino nella smoking room, ha vinto il salutismo radical-chic, e i cultori del sigaro o della pipa hanno dovuto abdicare. Non si può più fumare. Te ne accorgi, infine, quando all'uscita dal club, prima di tornare al lavoro e di essere di nuovo rapiti dalla City, ti taglia la strada un bolide con a bordo ragazzotti trendy e impomatati, magari diretti allo «Zuma» o in qualche altro santuario della mondanità globalizzata.