Drm, sarebbe ora di fare una bella riforma legale

In Norvegia propongono di abolire i diritti d’autore sul digitale. Da
noi leggi contraddittorie rendono difficile la vita a consumatori e
produttori

In Norvegia si discute di abolire per legge i sistemi Drm per ristabilire l’equilibrio nel copyright, troppo sbilanciato a favore dell’industria. Non è un caso che la proposta parta dalla patria di Jon Johansen, il creatore del DeCss ancora molto attivo nell’hacking dei Drm. Anche da noi non mancano spinte “riequilibratrici”. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, propone una riforma che prevede la depenalizzazione assoluta dei reati che commette chi scarica con programmi di file sharing (cosa già contenuta nella legge sul diritto d’autore in quanto, a seguito della legge 31 marzo 2005 n. 43, sono state modificate le infelici previsioni del decreto Urbani ed è stata depenalizzata la fruizione per uso personale di contenuti scaricati da reti p2p), la revisione della disciplina dell’ “equo compenso” e la riforma della Siae.

Quello di cui non si parla mai è la regolamentazione dei sistemi di Drm, che continuano a essere usati più o meno lecitamente dalle major, senza che il legislatore abbia avviato una regolamentazione alla luce delle problematiche rilevate dalla Commissione Vigevano nel 2004. Ad esempio, i chip di modifica delle playstation, per i quali il giudice di Bolzano non ha riconosciuto la violazione del diritto d’autore mentre la Cassazione ha dichiarato illecita la commercializzazione dei kit sharer per la condivisione, su più Tv, dei programmi via satellite. O i cd musicali di Sony, con tanto di annesso rootkit, che potevano bloccare il computer nel quale venivano inseriti.

Siamo dinanzi ad un quadro confuso, che si traduce in un’assenza di tutela sia per gli utenti sia per le stesse case di produzione, perennemente esposte al pericolo di vedersi piovere citazioni per violazione dei diritti propri dei consumatori. Prima che, quindi, tutto questo si traduca in una disincentivazione all’acquisto di supporti e opere originali (e all’espansione del mercato della pirateria audio e video), si spera che il legislatore nazionale o europeo riesca finalmente a rilasciare una “patch” legislativa.