Droga, Amato vuole l'antidoping a scuola

Il ministro dell'Interno propone esami tossicologici sugli studenti dopo le interrogazioni. L'idea scuote l'Unione. Ferrero protesta: &quot;Incompatibile con la democrazia&quot;. I Verdi: &quot;Meglio legalizzare&quot;. Dall’opposizione accuse di schizofrenia. Muccioli: <strong><a href="/a.pic1?ID=163384">&quot;Il test è utile, nelle classi gira di tutto&quot;</a></strong>. Don Albanesi (Comunità di Capodarco): <strong><a href="/a.pic1?ID=163385">&quot;Stupidaggini, il governo investa sulla famiglia&quot;</a></strong>

Roma - Un ministro, Giuliano Amato (Interno), propone controlli antidroga nelle scuole, magari dopo le interrogazioni: se il ragazzo risulta positivo al test, il voto è annullato. Un altro ministro, Paolo Ferrero (Solidarietà sociale), chiede invece all’Onu di depenalizzare il consumo personale di stupefacenti. Politiche opposte da due colleghi di governo.
C’è chi giustifica Amato, come Roberto Villetti della Rosa nel Pugno: «È solo una provocazione intelligente, lo sa che non serve una stretta...». Ma Ferrero sembra preoccupato: ciò che dice il titolare del Viminale «non è compatibile con la democrazia». E Paolo Cento (Verdi), sottosegretario all’Economia, avverte: «Meglio la legalizzazione che l’antidoping». «Questo governo è un mostro a più teste», osserva la vicepresidente della Camera, di Alleanza nazionale, Giorgia Meloni. E così tutta l’opposizione: c’è grande «schizofrenia» nelle politiche sociali del governo, si commenta, da An all’Udc. L’antidoping a scuola è stato lanciato già un paio di anni fa da Tony Blair in Gran Bretagna, e il dibattito era arrivato anche all’Onu.
Ma proprio alle Nazioni Unite, intervenendo a Vienna alla cinquantesima sessione della «Commission on narcotic drugs», Ferrero ha chiesto ieri di cercare «misure alternative al carcere» e di abbattere «la dose minima» per uso personale.
«Noi oggi facciamo l’antidoping solo agli atleti - ha osservato invece Amato da Firenze, dove ha partecipato a un convegno dell’Anci -. Perché non prevedere un uso più ampio di questo controllo, ad esempio all’uscita delle discoteche e a scuola? Ho spiegato questa mia idea a un insegnante, che mi ha detto: Ma sei matto?». Ferrero ha subito bocciato la proposta: questi controlli «vanno svolti dove si rischia di fare del male ad altre persone, ad esempio fuori dalle discoteche o dai ristoranti».
A scuola, ha spiegato dal canto suo Amato, «si potrebbe prevedere l’antidoping dopo l’interrogazione. Se lo studente risultasse positivo potrebbe perdere i punti e l’interrogazione non vale». Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Aldo Corasaniti, è «d’accordo con Amato»: ci sono «gravi difficoltà» dal punto di vista della privacy, ammette, ma «di fronte al dilagare della droga nelle scuole siamo costretti a misure straordinarie».
L’opposizione non critica il titolare del Viminale, ma la «confusione» del governo. La prima «classe» a essere testata sia allora quella politica, dai parlamentari in su, invitano i giovani dell’Udc. E Carlo Giovanardi sottolinea le contraddizioni in corso: «Mentre il ministro Amato chiede addirittura di penalizzare le prestazioni scolastiche, il ministro Ferrero a Vienna parla di “approccio sociale e inclusivo al problema”».