Droga, in un anno 800 arresti. Ecco la mappa dello spaccio: record alle Colonne

Allarme in città, i pusher dilagano. I più attivi sono ghanesi e gambiani, le piazze più battute sono il Ticinese e garibaldi

Il target è quello del perfetto spacciatore moderno, specializzato nel poliuso di droghe: 25 anni, incensurato, vita in casa con mammà (naturalmente ignara della doppia esistenza del suo bambino), un lavoro-facciata da operaio di tutto rispetto e, nascoste, 13mila 450 pasticche di ecstasy per un valore totale di 140mila euro, insieme a un po’ di hashish, cocaina ed eroina. Daniele C., residente a San Giuliano ma spacciatore sulla piazza milanese (l’agendina con tutti i nomi dei suoi acquirenti la dice lunga) è solo l’ultimo degli arrestati per reati riguardanti gli stupefacenti dai 40 ragazzi che compongono l’Unità operativa criminalità diffusa (Uocd) guidata dal commissario capo Alfredo Criscuolo ma istituita, presso la squadra mobile, proprio dal questore Vincenzo Indolfi giusto un anno fa. «Un’intuizione», come l’ha definita ieri il dirigente della squadra mobile Francesco Messina che, in questi 12 mesi, ha portato a quasi 800 arresti, a oltre 450 indagati a piede libero e, naturalmente, a far sentire più sicuri i milanesi dalla microcriminalità. «Senza contare che questi uomini si sono amalgamati perfettamente con le varie sezioni della squadra mobile e poiché girano per tutta la città - ci ha tenuto a sottolineare il questore - è proprio sulla strada, completamente sganciati dalle attività strettamente burocratiche, che riescono a percepire molti segnali importanti per le indagini cosiddette d’intelligence: il loro modo d’investigare è quello del contatto diretto con la microcriminalità, è fatto ancora di appostamenti e inseguimenti, di contatto con le fonti confidenziali e con la gente dei quartieri. Una dimensione che la Mobile aveva un po’ perduto per l’evoluzione della moderna tipologia delle indagini. Insomma - conclude Indolfi -, grazie al loro lavoro l’opera di contrasto alla criminalità che la polizia riesce a fare a Milano è sempre più forte». Dal quadro delineato dall’Uocd in questi mesi emerge una città con un ampio serbatoio di attività illecite e lo spaccio degli stupefacenti (soprattutto cocaina e hashish le sostanze sequestrate, ma anche, a proposito di poliuso, tutta la vasta gamma dei cannabinoidi) rappresenta sempre il settore più prolifico (646 gli arrestati) prima ancora dei cosiddetti reati predatori come le rapine, i furti aggravati e i borseggi (un totale di 87 persone finite in manette in 12 mesi).

Entrando nel dettaglio, la mappa dello spaccio vede come «primatista» la zona Ticinese (soprattutto l’area intorno alle colonne di San Lorenzo) e la zona Garibaldi (in particolare tutto il territorio che gravita attorno alla stazione Centrale, ma anche quello di corso Como), seguite a ruota dalla zona Mecenate e da Porta Genova. E sono i gambiani e i ghanesi ad aver sostituito i senegalesi (dediti, rispetto a qualche tempo fa, ad attività decisamente più organizzative dello spaccio al minuto) lungo le strade e accanto ai locali, a vendere la droga. Tra questi piccoli spacciatori, però, un «dignitosissimo» terzo posto lo occupano gli italiani (i marocchini sono secondi).

Tra gli episodi riguardanti gli arresti ce ne sono anche di molto curiosi. Come, ad esempio, quello di quattro ladri (tre algerini e un francese) che l’11 marzo sono stati sorpresi a borseggiare i clienti della Fiera e, imbattendosi in portafogli vuoti, li rimettevano al loro posto. Singolare anche la vicenda del pizzaiolo italiano che, durante il lavoro in un ristorante di zona corso Como, spacciava hashish e cocaina agli avventori all’insaputa del titolare: è finito in manette il 3 ottobre scorso. Il 28 febbraio, poi, durante un servizio nel quartiere di Greco-Turro, gli agenti hanno sorpreso un bambino di 12 anni a spacciare per conto del padre colombiano di 43. Nella loro abitazione, dopo l’arresto dell’uomo, i poliziotti hanno sequestrato 90 grammi di cocaina.

Episodi stravaganti e numeri eccellenti sotto la voce «arresti» non bastano comunque a fermare lo spaccio, sempre dilagante in città anche per le pene troppo lievi, che permettono a piccoli e grandi spacciatori di tornare in libertà. «Solo il dieci per cento degli arrestati dagli investigatori della nostra sezione Unità operativa criminalità diffusa, però, sono recidivi. Quindi si tratta in realtà di una percentuale minima», fa notare Messina.