Droga, approvata la nuova legge: punito anche chi si fa uno spinello

Il vicepremier: «Fumare e bucarsi non possono essere diritti garantiti»

Francesca Angeli

da Roma

Nessuna differenza tra fumare uno spinello e sniffare eroina. Non esistono più le droghe «leggere». C’è soltanto la droga. Per chi viene colto a farne uso personale scatteranno multe o sanzioni amministrative come la sospensione della patente. Per i recidivi si arriverà all’obbligo di firma in Questura e alla limitazione della libertà personale, come la possibilità di uscire di casa soltanto ad orari determinati. Chi spaccia invece rischia, a seconda delle quantità, da sei a venti anni e multe da 26 a 260mila euro.
Il governo di centrodestra volta pagina sulla droga. Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, primo firmatario del ddl approvato ieri dalla Camera come stralcio del decreto legge sulle Olimpiadi, potrà dire ai suoi elettori di aver mantenuto la promessa fatta ad inizio legislatura: una legge più severa che manda in soffitta la filosofia della riduzione del danno e la cultura dello sballo.
«Non è una legge repressiva. Non esiste la libertà di drogarsi, non esistono le droghe buone e quelle cattive», dice Fini subito dopo l’approvazione del testo. «Lo Stato ha il dovere di prevenire: dobbiamo dire con chiarezza, soprattutto ai giovani, che fumare, bucarsi non può essere un diritto garantito, va sanzionato amministrativamente - insiste il vicepremier -. Dobbiamo colpire lo spaccio; non andrà in galera chi fuma lo spinello, andrà in galera soltanto lo spacciatore».
La Casa delle Libertà si stringe compatta intorno a Fini e parla di una «rivoluzione culturale». Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, osserva però che «fra la legge ex Cirielli e questa sulla droga, potrebbe esserci un afflusso di detenuti che metterebbe in sofferenza le carceri».
Gli antiproibizionisti parlano di una legge vergognosa e liberticida che farà scoppiare le carceri e il segretario radicale, Daniele Capezzone, chiede a Ciampi di non firmarla. L’Unione alza le barricate e promette di cancellarla non appena dovesse andare al governo, oppure di ricorrere ad un referendum abrogativo. Per il presidente dei Ds, Massimo D’Alema, ci si trova di fronte «allo stravolgimento di ogni regola, una legge sbagliata che non affronta i veri problemi della droga».
C’è comunque una partita importante ancora aperta: la stesura della tabella delle sostanze stupefacenti che fisserà il confine tra detenzione e spaccio e dovrà essere messa a punto da esperti nominati dal governo in tempi strettissimi. La tabella unica comprenderà tutte le droghe dalla cannabis all’oppio e per ciascuna di esse indicherà un quantitativo minimo di principio attivo: oltre quella soglia si passerà dal consumo personale allo spaccio.
La tabella avrà forma di provvedimento amministrativo ed è stata svincolata dalla legge proprio per renderla uno strumento più agile ed aggiornabile con le nuove droghe che arrivano sul mercato senza bisogno di modifiche legislative. Sarà predisposta dal ministero della Salute, come spiega il sottosegretario Cesare Cursi. «Sarà un pool di esperti a compilarla - spiega Cursi -. Non è detto che siano dipendenti del ministero. Garantiremo tempi brevissimi».
E proprio su questa tabella, strumento chiave per distinguere tra consumatore e spacciatore, sarebbe ancora in corso un braccio di ferro all’interno del governo tra chi sostiene una linea più dura (tra questi il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, che avrebbe voluto fosse più severa anche la legge) e chi invece teme un giro di vite troppo drastico.
L’altra novità sostanziale introdotta dalla legge Fini è il ruolo chiave assegnato alle comunità di recupero private. Fino ad ora soltanto i Sert, le strutture pubbliche, potevano rilasciare la certificazione sullo stato di tossicodipendenza e predisporre un piano di recupero che poteva poi essere affidato anche al privato sociale. Ora il passaggio dal Sert non sarà più obbligato e la sanzione amministrativa o penale potrà sempre essere sostituita con un percorso di recupero. Anche in alternativa al carcere si potrà chiedere l’affidamento in prova al servizio sociale oppure un lavoro di pubblica utilità.