Droga dal Brasile all’Italia sotto la pelle delle modelle

Sono disposte a delicati interventi di chirurgia per trasportare ingenti quantità di cocaina

da Milano

In gergo le chiamano «mule». Ma dietro a questo volgare appellativo si nascondono silhouette mozzafiato e modi insospettabili. Ecstasy e cocaina da qualche tempo viaggiano dal Brasile verso il resto del mondo su gambe lunghe, fisici statuari e visi da copertina. Sono giovani, belle e pronte a rischiare grosso le nuove postine della droga reclutate dalle cosche brasiliane e pronte a sottoporsi a delicati interventi di chirurgia per trasportare gli stupefacenti che faranno la loro fortuna. Il vecchio metodo delle capsule cariche di droga, ingerite per via orale dai tradizionali corrieri, sta lasciando il posto a una nuova tecnica, denunciata in uno studio congiunto di Polizia federale, Dipartimento narcotici di San Paolo e ministero degli Esteri. Tramite incisioni chirurgiche, effettuate in cliniche clandestine in Colombia e Bolivia, le giovani donne ingaggiate dalla malavita, nascondono sotto pelle (prevalentemente seno e cosce) carichi milionari di stupefacenti. Un metodo più sicuro per i trafficanti e più complicato da scovare per le forze dell’ordine. Che, tuttavia, anche grazie alla testimonianza di un ex trafficante pentito, José de Souza, minacciato di morte dalle cosche del narcotraffico, sembrano aver individuato il nuovo trend e si siano già attrezzati per fronteggiare l’ultima trovata della delinquenza organizzata. Il fenomeno, che coinvolge circa 10 mila donne (l’80% delle quali corrisponde all’identikit della giovane avvenente) è in continua crescita in Brasile, dove sono in tante a sognare un viaggio all’estero, un biglietto rimborsato e soldi facili per dire addio a un’esistenza fatta di stenti e sogni mancati. E le cose si fanno ancora più semplici per i trafficanti quando di mezzo ci sono mamme separate con figli malati. Sono loro le esche più facili e le vittime più appetibili di questo cinico business: reclutate nei grandi magazzini, agli sportelli del collocamento o addirittura negli ospedali delle grandi metropoli. Sono ormai in maggioranza (8 trafficanti su 10 appartengono al gentil sesso), sono donne di classe media che sognano un futuro migliore e sono disposte a finire sotto i ferri e a rischiare il carcere pur di strappare cifre che sfiorano fino ai 15 mila dollari. Con poco da perdere: secondo calcoli della polizia brasiliana, il 94% di loro, prima di finire dietro le sbarre, non aveva un lavoro regolarmente retribuito. Anche in carcere, tuttavia, dove si infrangono i sogni di fuga e quelli di ricchezza - nonostante la triste prospettiva di scontare da 3 a 15 anni per i propri reati - le aspiranti modelle finite nel giro della malavita hanno una distrazione in più rispetto alle altre detenute e garantiscono ai loro compagni di sventura qualche maliziosa distrazione. \