Droga, calano i reati con la legge del Polo «Sinistra sbugiardata»

«Meno 4,3%» La Cassazione promuove la riforma Fini-Giovanardi

da Roma

La legge Fini-Giovanardi sulle droghe non ha mandato in carcere più persone, ma di meno. I dati forniti all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Cassazione smentiscono il mito della legge «punitiva» approvata un anno fa dal Parlamento su iniziativa degli allora ministri Carlo Giovanardi e Gianfranco Fini e che abbassa i limiti della detenzione di droga per uso personale per identificare con più efficacia gli spacciatori.
I reati legati al traffico di stupefacenti sono infatti diminuiti del 4,3% tra il luglio del 2005 e il luglio del 2006, quando la legge era già in vigore da cinque mesi. Il centrosinistra ha da sempre avuto una posizione molto critica nei confronti della legge 49/06, e il governo ha innalzato i quantitativi di cannabis consentita per uso personale, portandoli all’equivalente di quaranta spinelli.
«È stato autorevolmente certificato - commenta ora Giovanardi - che la saggia e ponderata normativa che discrimina il semplice consumo dallo spaccio di stupefacenti ha avuto come effetto il calo e non l’aumento degli arresti». Con la normativa sulle droghe del precedente governo, forze di polizia e magistrati hanno «elementi più chiari per distinguere le vittime dai mercanti di morte», rivendica Giovanardi.
A parere dell’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, «quando si passa dai proclami ideologici alla realtà dei fatti la campagna di bugie e mistificazioni messe in campo dalla sinistra contro la legge crolla miserevolmente».
Già dai dati del ministero della Salute, sottolinea Giovanardi al Giornale, «che il ministro Livia Turco aveva fornito al Parlamento - precisa - risultava che gli arresti erano in calo. Io per dimostrarlo avevo già inviato quelle tabelle a tutti i parlamentari. Quei dati coprivano un periodo fino ad ottobre del 2006, e si evinceva che con la legge gli arresti mensili per traffico di stupefacenti erano diminuiti del 16%».
Questo accade, ricorda l’onorevole dell’Udc, perché «con questa legge si permette anche allo spacciatore di rendersi utile e si consente l’affidamento ai servizi sociali. Cito il caso di uno spacciatore recidivo di Milano che è stato destinato all’assistenza dei barboni della Stazione centrale»
«Il dato non è significativo», polemizza il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, da sempre nemico della legge Fini-Giovanardi: questa cifra secondo Ferrero «dipende da un periodo di vuoto normativo». Le tabelle attuative della legge infatti, dice il ministro di Rifondazione, sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale il 24 aprile 2006. «Per questo far dipendere dall’applicazione della Fini-Giovanardi il fatto che tra il 1° luglio 2005 e il 20 giugno 2006 si sono ridotti del 4,3% i reati relativi agli stupefacenti è scientificamente infondato», sostiene. C’è bisogno di una legge che «divida» di più «droghe pesanti e leggere», perché, attacca Ferrero, «negli anni in cui ha governato il centrodestra è raddoppiato il consumo di cocaina, sostanza quantomai pericolosa e “ben trattata” nelle tabelle varate dal governo Berlusconi. Non ho mai proposto di rendere libere le droghe leggere».
Il ministro Ferrero non può dimostrare «indifferenza su questi dati», osserva invece il senatore Alfredo Mantovano (An): perché questo vorrebbe dire che «l’ideologia prevale su tutto, anche sul recupero del tossicodipendente».