Droga alla Camera, il Garante spegne le «Iene»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Ripartono le «Iene» su Italia 1 con uno scoop ormai reso noto dalla stampa, ma la cui messa in onda è stata invece vietata dal Garante per la Privacy. La notizia che, su 50 parlamentari, 16 fanno uso di droga e, di questi, 4 di cocaina, è ormai di dominio pubblico; quella che non è stato possibile ascoltare è invece la voce, camuffata, di coloro che sono stati tratti in inganno dalle «Iene», che per giorni sono state in piazza Montecitorio e, con la scusa del trucco dinanzi alle telecamere, hanno utilizzato il «drug wipe», un tampone che serve a scoprire se si fa uso di droghe e di che tipo.
L’iniziativa del Garante di bloccare il servizio nel programma di ieri sera in quanto «raccolta illecita di dati di natura sensibile attinenti allo stato di salute» è stata contestata da molti deputati sia di destra che di sinistra. Per Mauro Paissan, vicepresidente verde dell’Authority, invece, l’iniziativa serve a difendere i più deboli: «I deputati possono difendersi da soli. Possono esserci giovani sui quali qualcuno potrebbe fare un test senza permesso, rivelando informazioni personali potenzialmente devastanti sulla loro vita. Non scambiamo questa raccolta sleale dei dati e la loro diffusione con la libertà di cronaca, che è un diritto più serio».
Condivide la decisione dell’Authority, anche Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia, che però lancia ai deputati l’invito a rinunciare a questa «protezione» e a dichiarare se e come si fa uso di droga: «Non sarebbero punibili in quanto uso personale. E dichiarandone pubblicamente l’eventuale consumo farebbero, oltre che opera di verità, atto di pedagogia civile». E così Daniele Capezzone (Rnp) si complimenta con le «Iene» e chiede che adesso il Parlamento faccia una cosa seria: «Depenalizzi il consumo». D’accordo con l’Authority il ministro alle Pari opportunità, Barbara Pollastrini: «Si tratta di difendere un principio che deve valere per tutti. Anche per i parlamentari». Contrario invece Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra unitaria, per il quale «la decisione del Garante sembra tutelare l’ipocrisia di tanti politici, che pubblicamente predicano il proibizionismo e approvano leggi che riempiono le carceri di tossicodipendenti e poi privatamente consumano ogni tipo di droga».
Definiscono eccessiva tutta la vicenda sia Fabio Mussi (Ds) sia Giorgia Meloni (An), vicepresidente della Camera, che invita i deputati a sottoporsi volontariamente al test del tampone: «La censura del Garante di fatto alimenta la curiosità e la cultura del sospetto». Non usa mezzi termini la leader di Alternativa sociale Alessandra Mussolini: «Siamo al regime; la censura su un’inchiesta giornalistica è grave e la denuncerò al Parlamento Europeo. Questa è l’Italia di oggi, una vergogna assoluta». Anche il deputato di An, Italo Bocchino, sostiene che la sospensione del programma rischia di essere peggiore «dell’incauta trovata delle Iene». Va oltre il programma e propone che «al fine di garantire trasparenza all’opinione pubblica», presso l’infermeria della Camera tutti i deputati vengano sottoposti agli esami tossicologici. E invita i 50 interessati a «dare la liberatoria per mandare in onda l’intervista».
Interviste che sarebbero invece state trasmesse, come ha spiegato l’autore del programma, Davide Parenti, con i volti cancellati e le voci camuffate, «come abbiamo sempre fatto, rispettando la privacy di tutti». E invece dicono le «Iene» «chi ha alzato il polverone ha paura. Solo chi ha vergogna delle proprie azioni e delle proprie parole ha paura. Noi no». Difende il programma, Alfredo Mantovano (An), per il quale «seguire fino in fondo la logica del Garante per la privacy equivale a chiudere il programma. Delle due l’una: o i politici meritano un trattamento di favore nelle inchieste tv, oppure non si comprende perché finora essa non sia intervenuta per tutti gli altri servizi». Entra nel merito il senatore Ignazio Marino, presidente commissione Sanità al Senato, che spinge i parlamentari ad essere disposti a qualunque accertamento: «Negli Usa dove ho lavorato nei pubblici uffici, tutti devono sottoporsi ai test per verificare l’uso di droghe e alcol». Drastico invece il leghista Roberto Calderoli: «Sospensione da 10 a 100 giorni per tutti i parlamentari che ne fanno uso».