Droga Cocaina nelle candele Davanti al gip i fratelli pusher

Candele artistiche, eleganti, etniche e moderne. Da abbinare a qualsiasi tipo di arredamento, e con una particolarità: al loro interno nascondevano bustine di cocaina purissima, che rendeva i tanto utilizzati oggetti di arredo irresistibili. Ma una soffiata ha fatto cessare il business di due fratelli casertani, R.B e G.B, che avevano da mesi una clientela interessata soltanto al contenuto della loro merce.
È bastata una volta per smascherarli: una ragazza si è recata nel loro punto vendita, nel quartiere Ostiense, facendo finta di dover comprare la polvere bianca per il fratello, un cliente affezionato; ma in realtà voleva andare a fondo sulla provenienza della bustina che aveva ridotto il ragazzo, con un’overdose, in coma farmacologico. Così ha acquistato una candela etnica e uscita dal fantomatico negozio, che si trovava all’interno di un condominio, ha scoperto il suo contenuto. È scattata la denuncia, a cui è seguito il blitz dei carabinieri, e i due fratelli pusher si sono trovati ben presto a fare i conti con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti e tentato omicidio nei confronti del giovane. I due venditori di candele alla polvere bianca saranno a settembre di fronte al giudice dell’udienza preliminare, che deciderà se rinviarli a giudizio.
I fatti risalgono all’agosto del 2008, quando una 25enne romana, accorgendosi degli strani comportamenti del fratello, appena 18enne, comincia a sospettare che il ragazzo faccia uso di stupefacenti; ma non ha le prove che lo confermino. Finchè un giorno, rientrando in casa, trova il giovane svenuto. Accanto a lui una bustina trasparente vuota, e una strana candela, bucata sul fondo. I suoi sospetti diventano realtà quando porta il fratello in ospedale e i medici la informano che il ragazzo è in coma farmacologico per una dose di droga tagliata male. La giovane passa al setaccio la camera del fratello, e trova in un’agendina l'indirizzo del negozio di candele, si reca subito sul posto e finge di voler comprare la «solita» candela per il 18enne, conosciuto dai due fratelli. Scatta la denuncia e per i due ragazzi cominciano i guai giudiziari. Per otto mesi i pusher produttori di candele hanno portato avanti un business molto proficuo; il negozio-laboratorio era conosciuto da giovani e studenti universitari entrati nel giro della cocaina, che con il loro passaparola avevano facilitato gli affari ai due fratelli. Ora sulla loro sorte, a settembre, deciderà il giudice.
Non è la prima volta che all’Ostiense qualcuno nasconde un giro di droga dietro una normale attività commerciale: lo scorso anno due cugini pasticceri erano finiti sotto processo per via del loro business fatto di torte, mousse e bignè al retrogusto di polvere bianca.