Droga e pallottole tra russi di New York

La tesi dei Padroni della notte (titolo originale We Own the Night) di James Gray è analoga a quella di Infernal Affairs di Andrew Lau: poliziotti e delinquenti sono intecambiabili. Invece che fra cinesi - o fra irlandesi, come in The Departed di Martin Scorsese - qui siamo fra russi di New York: padre (Robert Duvall) e un fratello (Mark Wahlberg) sono agenti di polizia d'alto grado; l'altro fratello (Joaquin Phoenix) gestisce un locale dove si spaccia serenamente droga. L'uccisione del fratello poliziotto cambia il semi-criminale in criminale, versione giustiziere: della notte, quella che dovrebbe appartenere alla polizia newyorkese, stando al motto sui distintivi.
Chi ha visto altri film di Gray, come Little Odessa e The Yards, ne conosce il ritmo non proprio frenetico. La meditazione sul delitto, che attraversa le famiglie, è continuata dai Padroni della notte con toni da dramma shakespeariano: insomma, ognuno ha un destino, quasi nessuno ce l'ha passabile.
A dare attimi di sollievo dovrebbe pensare Eva Mendes, come fidanzata di Phoenix: entra in scena masturbandosi ad alta intensità, almeno per un film americano, seppur da festival (di Cannes, mentre The Yards era passato per quello di Berlino). A parte la resa estetica, il gesto della Mendes e il suo stesso personaggio sono però orpelli. Una volta scelta la via del cupo, meglio sarebbe concentrarsi su rabbia e morte, morte e rabbia soltanto, come capitava al sicario di Tim Roth di Little Odessa. E un quarto d'ora in meno avrebbe alleggerito l'onere dello spettatore.

I PADRONI DELLA NOTTE di James Gray (Usa, 2007), con Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, 117 minuti.