Droga per finanziare il terrorismo: 39 arresti

La Dda di Napoli ha smantellato una rete estesa in Italia, con collegamenti in Pakistan, Ghana e Nigeria. Indagini durate due anni. Il capo della polizia: "Inquietanti legami dei trafficanti con i fondamentalisti islamici"

Napoli - Spaccio di droga per finanziare il terrorismo islamico. Sono 39, secondo quanto rende noto la Dda di Napoli, che ha coordinato l’operazione, i fermi notificati dalla squadra mobile e dalla Digos della questura di Frosinone in varie regioni, nei confronti di italiani e stranieri, alcuni dei quali già in carcere per altri reati, accusati di traffico internazionale di stupefacenti. Dalle indagini sono emersi elementi che fanno sospettare, secondo il coordinatore della Dda di Napoli, Franco Roberti, un finanziamento di attività eversive in Italia e all’estero attraverso i proventi del traffico di droga. L’indagine, iniziata dalla procura di Frosinone e proseguita dalla Dda di Napoli, è durata due anni, e ha già visto compiere una serie di arresti, venti in Italia e sette all’estero, con sequestri di cocaina ed eroina per un totale di 20 chili.

Ghana e Nigeria Secondo l’accusa, l’organizzazione dei trafficanti era guidata da cittadini del Ghana e della Nigeria, con collegamenti stabili anche in Pakistan, i quali organizzavano l’import della droga passando per porti e aeroporti italiani attraverso diversi sistemi, dall’ingestione di ovuli all’occultamento in carichi di merci diverse, come oggetti artigianali o pezzi di ricambio per la metalmeccanica. La base operativa del sodalizio è stata individuata a cavallo tra l’area nord della provincia di Napoli e la parte meridionale della provincia di Caserta.

Legami col terrorismo Dalle indagini, spiega ancora il coordinatore della Dda di Napoli, sono emersi forti e consolidati collegamenti internazionali della banda, e alcuni degli indagati "hanno evidenziato inquietanti collegamenti con esponenti del fondamentalismo islamico, e sono sospettati di riciclare i proventi del traffico di stupefacenti per finanziare attività eversive in Italia e all’estero". In particolare Alì Ansar, pakistano, già in carcere a Bologna, è risultato coinvolto nell’organizzazione di traffico di droga dopo aver già impiantato in Emilia Romagna una centrale per la contraffazione dei documenti a favore di immigrati clandestini del Pakistan.