Droga, giro di vite sullo spaccio sarà punito anche chi consuma

Non c’è differenza tra «leggera» e «pesante». Fini: «Ma nessuno andrà in cella per uno spinello»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Una tabella unica per le sostanze stupefacenti, che non fa distinzione tra droghe leggere e pesanti; pene da 6 a 20 anni per i reati di spaccio e traffico di qualunque tipo di sostanza; possibilità per chi è condannato a pene inferiori ai 6 anni di usufruire di misure alternative; sanzioni amministrative per i consumatori. Sono i punti di maggior rilievo delle nuove norme in materia di droga, approvate ieri dal Senato grazie ad un emendamento inserito nel decreto sulle Olimpiadi di Torino su cui il governo ha posto la fiducia. I voti a favore sono stati 148, i no sono stati 82. Con la nuova legge saranno punibili «con la reclusione e con la multa» chi «coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze psicotrope», adesso segnalate in un’apposita tabella già presente nel provvedimento.
La definizione del quantitativo per «uso personale» viene rinviata ad un successivo decreto del ministero della Salute di concerto con la Giustizia. Chi detiene un quantitativo inferiore a quello che verrà indicato e per il quale sia provato l’uso personale, potrà essere sottoposto a una serie di sanzioni amministrative. Ossia, «sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e di ogni altro documento equipollente o ancora sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario».
«Non si tratta affatto di un intervento repressivo se non per quello che riguarda lo spaccio», commenta Gianfranco Fini, di cui la legge porta il nome. «L’emendamento è semplice - ha spiegato Fini a margine di un convegno a Rho - non esiste il diritto di drogarsi. Ma è innegabile che chi assume delle sostanze stupefacenti crea dei danni ed è giusto che lo Stato sanzioni amministrativamente il consumo personale». «È ovvio - ha aggiunto Fini - che non finirà in galera nessuno per uno spinello. Ma proprio perché vogliamo distinguere l’uso personale dallo spaccio, è arrivato il momento di fare un’inversione di tendenza rispetto alla filosofia che dopo quello sciagurato referendum aveva ispirato alcuni». Il ministro Giovanardi che ha anche la delega sulla tossicodipendenza, prima del voto sulla legge ha ricordato come i 20 articoli, sui 120 originari del ddl Fini siano frutto delle indicazioni dei circa 1.200 operatori intervenuti alla conferenza di Palermo. «Non si tratta certo di una legge di macelleria giuridica. Né di un colpo di mano. Sono sempre stato un parlamentarista convinto e credo che sia giusto che Camera e Senato si esprimano su questo provvedimento, sapendo benissimo che il prossimo Parlamento potrà, se vuole, modificarlo». Per Domenico Nania, presidente dei Senatori di An «è indubbiamente uno dei provvedimenti che qualifica in positivo la presenza della destra politica al governo, nel Parlamento e nel Paese».
Di parere opposto Massimo Brutti, responsabile Giustizia dei Ds, per il quale si tratta di una legge «ingiusta e inefficace» e che «favorirà il passaggio dalle droghe leggere a quelle pesanti». Fausto Bertinotti di Rifondazione trova «scandaloso» che il governo abbia inserito delle misure sulle droghe in una disposizione di legge sulle Olimpiadi: «La droga è un problema enorme per tutta la società e dovrebbe essere discusso in Parlamento con un tempo necessario e con la possibilità di confrontarsi con le realtà del Paese». Mentre i Verdi con Stefano Boco si appellano a Ciampi e lo invitano a non firmare la legge. Contrari alla legge anche Benedetto Della Vedova e Carmelo Palma, presidente e segretario organizzativo dei Riformatori Liberali della Cdl ed ovviamente tutta la Rosa nel pugno dell’Unione. «In Italia non ci sono più libertà personali. Per farsi uno spinello bisogna andare in Olanda, per abortire con la Ru486 in Svezia, per i Pacs in Francia e per la procreazione assistita in Spagna», commenta Emma Bonino. Mentre Franco Corleone del «Forum Droghe», definisce quello di ieri un decreto legge «sciagurato», che causerà in un anno 30mila detenuti in più. Contrari i 150 operatori delle comunità Saman per i quali la nuova legge «parifica, dietro le sbarre di un carcere, tutti coloro che consumano sostanze differenti». Mentre Don Gelmini sostiene che la legge, anche se non perfetta, migliora la situazione. Per il leader della comunità Incontro l’abolizione della distinzione tra stupefacenti pesanti e leggeri significa solo «che ogni droga è una droga a sé» e che nella nuova legge non c’è inasprimento delle pene ma grazie alle tabelle «si permette al giudice di determinare in maniera precisa dove intervenire in un modo e dove in un altro».