Droga, il governo «liberalizza» gli spinelli

Emanuela Fontana

da Roma

Piantine di marijuana potrebbero nascere nel cortile di Montecitorio. Il ministero della Salute ha modificato ieri alcuni principi della legge Fini-Giovanardi sulle droghe, autorizzando l’utilizzo «per uso personale» di cannabis fino a mille milligrammi, quaranta spinelli. Ma «i primi germogli» potrebbero «sbocciare» nei vasi della Camera. Lo garantisce Francesco Caruso, parlamentare indipendente di Rifondazione Comunista, che si è improvvisato giardiniere di Montecitorio. Per ora solo a parole.
Ieri le droghe leggere hanno animato il dibattito politico, perché il ministro Livia Turco ha innalzato con un decreto l’utilizzo «personale» da 500 milligrammi, come previsto dalla legge del centrodestra, a mille. Una prima rivoluzione nella politica sulle droghe, a cui ne seguiranno molte altre. I Verdi hanno per esempio depositato in Senato una proposta di legge per la liberalizzazione totale delle droghe leggere.
«In attesa del provvedimento di riforma della legge Fini-Giovanardi, che resta nostro obiettivo modificare profondamente come previsto dal programma di Governo - ha spiegato in una nota il ministro Turco - ho ritenuto di intervenire per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello, come sta purtroppo avvenendo ora, a seguito della legge del centrodestra». Chi verrà trovato con il corrispondente di quaranta dosi da 25 milligrammi in tasca, o in casa, potrà essere colpito «solo da sanzioni amministrative - ha chiarito la responsabile della Salute - senza incorrere nella presunzione di spaccio e nei provvedimenti punitivi». Il centrodestra grida alla «vergogna». «Un azzardo senza base scientifica», dice l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Nel centrosinistra applaudono soprattutto i partiti più vicini alle politiche di liberalizzazione delle droghe, come la Rosa nel pugno e Rifondazione Comunista. E Caruso rivela: «Ho scelto di portare anche in Parlamento la battaglia per il diritto all’autocoltivazione: ho seminato alcuni semi di marijuana nelle fioriere del cortile della Camera. Speriamo che crescano bene».
La dose consentita viene raddoppiata, ma in realtà si tratta solo di «una prima correzione delle tabelle contenenti i valori massimi quantitativi delle sostanze stupefacenti per uso esclusivamente personale», ha chiarito la Turco. Perché l’obbiettivo è quello di cancellare completamente la legge sulla droga ereditata dal centrodestra. Il ministro si è ostinata a ripetere che «con ciò non s’intende liberalizzare l'uso della cannabis». Ma, contro quello che definisce «consumo individuale» «non servono né il carcere né i ricoveri coatti. La cosiddetta tolleranza zero verso i consumatori - ha precisato - non è infatti riuscita a scardinare il business della droga in nessuna parte del mondo». E l’impiego, ha spiegato ancora, deve essere concentrato «verso quei criminali che sono i trafficanti e gli spacciatori».
Il gruppo dei Verdi è andato più in là, ed ha già presentato in Senato una proposta di legge, primo firmatario Mauro Bulgarelli, per la legalizzazione delle droghe leggere e l’istituzione di coffee shop per la vendita al dettaglio di hashish e marijuana, «al fine di non far entrare il consumatore di droghe leggere nel sistema penale», si legge nel ddl 558.
L’intenzione di abrogare quanto prima la legge Fini-Giovanardi è confermata da Rifondazione: bisogna «procedere in tempi rapidi - chiede il responsabile droga del partito di Bertinotti, Francesco Piobicchi - alla costruzione di una nuova legge sulle droghe che distingua quelle leggere da quelle pesanti». La Rosa nel pugno, con Donatella Poretti, vuole invece «eliminare le sanzioni, tutte» e «studiare nuove politiche sulle droghe in direzione della liberalizzazione».
Secondo Maurizio Gasparri (An), il provvedimento del ministro Turco è «l’anticamera del tentativo di liberalizzare le droghe». Il governo di centrosinistra «fa pagare di più alla gente per curarsi, aumentando il ticket del pronto soccorso e portandolo a 27 euro, e fa circolare più droga per avvelenarsi». Ma arrivano critiche anche dagli operatori: «Il ministro della Salute sta avviando una liberalizzazione mascherata - lamenta Marco Scurria, dell’associazione Modavi onlus -. Siamo estremamente amareggiati».