Droga, il governo si arrende al Tribunale

da Roma

La scelta di raddoppiare la dose consentita di cannabis oltre la quale scatta la punibilità non ha supporti scientifici. Una decisione presa senza valutare adeguatamente «gli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione» da parte del ministro della Salute, Livia Turco. Il Tribunale amministrativo del Lazio, dopo averlo sospeso, ora annulla il decreto Turco, che aveva innalzato da 500 a 1.000 milligrammi la dose considerata per uso personale ed entro la quale non scattano sanzioni penali. A questo punto, annuncia il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, il governo non ricorrerà al Consiglio di Stato ma annullerà il decreto del precedente governo che fissava le quantità massime di droga detenibili senza incorrere in sanzioni penali.
Già al momento della sospensione, la Turco aveva annunciato la volontà di presentare ricorso al Consiglio di Stato perché, ribadisce il ministero, va considerato «illegittimo» anche il precedente decreto emanato dal governo Berlusconi. «Il procedimento seguito è stato identico - spiega il ministero in una nota - anche se ha portato all’individuazione di diversi valori di riferimento». Dunque, secondo la Turco, a questo punto va considerata annullata anche la precedente tabella. Anche se, va specificato, il Tar non cita il decreto Berlusconi nella sentenza. Dunque non soltanto è necessario procedere subito alla modifica della Fini-Giovanardi, conclude la Turco, ma va pure tenuto conto di una sorta di vacatio legis nella quale «sarà il giudice penale a decidere caso per caso». Insomma i giudici bocciano il decreto Turco ma il ministro, interpretando la sentenza a suo favore, indossa la toga di giudice e “annulla” pure il provvedimento che invece, proprio grazie alla sentenza del Tar, resta in vigore. Al suo fianco pure il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che conferma: «Il governo farà ricorso contro la decisione del Tar».I giudici amministrativi intanto però hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall’Associazione articolo 32 e da quella per i diritti del malato, Aidma. Nella sentenza si legge che il provvedimento della Turco «deve essere annullato in quanto la motivazione dell’atto, peraltro esclusivamente orientata nell’ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione». In particolare i giudici appuntano la loro attenzione su «i principi attivi delta-8-tetraidrocannabinolo e delta-9-tetraidrocannabinolo» ricordando che «è prevista per entrambe le sostanze un’alta incidenza e intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psicomotoria nell’esecuzione di compiti complessi» dunque anche «in relazione a tale parametro, come individuato dall’unico documento scientifico in possesso dell’amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo». Una sentenza che soddisfa pienamente il Codacons che chiede alla Turco di evitare «ulteriori inutili scontri giudiziari».
E se il Tar boccia la linea morbida della Turco subito il ministro Ferrero rilancia: modificheremo la legge Fini-Giovanardi, la normativa sugli stupefacenti attualmente in vigore varata dal governo Berlusconi. «Spero che in alcune settimane si possa, sulla base del programma dell’Unione, arrivare a un disegno di legge condiviso da tutto il governo». spiega Ferrero. Un auspicio però che rischia di restare soltanto tale visto che dentro il governo tra la sinistra e i moderati le posizioni sono molto distanti anche sul tema di una eventuale liberalizzazione delle droghe.
Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, liquida la sentenza del Tar affermando che «non inficia le decisioni politiche del governo» e insiste sulla necessità di cancellare la Fini-Giovanardi.