«Droga libera? Però la festa è stata un grande successo»

Parole entusiaste dal Consiglio di zona 3. E lo spaccio? «Ormai c’è dappertutto»

Parco Lambro, il rave è stato «un successo». Lo certifica il consiglio di zona 3, che «in quest’iniziativa ha da subito creduto». Talmente «creduto» da sostenerlo con un contributo di duemila euro. Che, garantisce il cronista, al mercato dello spaccio di Parco Lambro significano venti grammi di mdma - il principio attivo dell’ecstasy -, quaranta pastiglie di anfetamina e altrettanti grammi o giù di lì di marijuana. Quantità che, lo testimoniano le fotografie scattate, vanno moltiplicate esponenzialmente.
Ma, sorpresa, per il consiglio di zona 3, si tratta di dettagli: «La Festa della musica è certamente una buona opportunità per favorire iniziative che portino alla fruizione del Parco Lambro» fa sapere Gianluca Boari, vice-presidente del parlamentino di zona. Parco che, spiega Boari, è sempre «stato la terra di nessuno, soprattutto di notte dove se la godono per lo più spacciatori e scambisti» e che, continua il vice di Pietro Viola, «solo nelle due ultime estati grazie all’intervento dei privati (e non del Comune) è divenuto meta di giovani».
Come dire: «Viva il Parco Lambro, di notte e di giorno!» e, attenzione, guai a «fare l’errore di condannare questo tipo di manifestazioni» anche perché «il pericolo della droga è sempre presente nella nostra società» e, quindi, «altrimenti, dovremmo prendercela anche con altre occasioni di incontro e di vita comune». Parole che sorprendono, come quella nota dove il consigliere di zona rammenta che lui c’era «in qualità di presidente della commissione Cultura e Manifestazioni» e lì, al Parco Lambro, «assicuro, la maggior parte delle migliaia di giovani che ho visto erano giovani del tutto normali e assolutamente non impasticcati».
Visione che fa a pugni con le fotografie e la dettagliata cronaca della serata condita più che dalle «star della musica elettronica» dai pusher in azione dalle 21 sino alle due. Cinque ore senza un controllo né di ghisa né di forze dell’ordine, che, conclude Boari, se presenti avrebbero fattivamente «contrastato lo spaccio e anche le vendite abusive di alcolici e altre merci» oltreché «i bivacchi di sudamericani con tanto di impianti di illuminazione abusivi». Fotografia di un Parco che, secondo il consiglio di zona 3, non era trasformato in un rave («avvengono nella clandestinità per un senso di evasione estrema e gusto nel non rispettare le regole» spiega Boari) ma in una splendida «iniziativa legale, che inizia e termina ad un’ora prefissata». Già, cinque ore di tempo per spacciare senza controlli e con tanto di giustificato patrocinio.