Droga negli studi di MediasetIn arresto tredici spacciatori

Cocaina e hashish negli studi di Mediaset. In manette tre tecnici che spacciavano negli uffici: "Una rete conclamata e ripetuta nel tempo". L'azienda è parte lesa

Cocaina e mondo dello spettacolo. Ma se gli spacciatori sono dipendenti della stessa emittente televisiva, ecco che il mix diventa a dir poco esplosivo. Proprio questa mattina sono scattate le manette per tredici persone, arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano. Nell’ambito dell’inchiesta sullo spaccio di droga sono state effettuate ben dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere e un arresto in flagranza di reato. Di questi tre sono dipendenti degli uffici Mediaset di Cologno e Segrate.

"Si trattava di una rete di spaccio al minuto, gli arrestati si procuravano la droga all’esterno, cocaina e hashish, per poi spacciarla anche all’interno degli uffici Mediaset", spiega Antonino Bolognani comandante del nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano. A detta degli inquirenti Domenico Molle, milanese già arrestato per spaccio nel '98, e Damiano Foschi, entrambi dipendenti Mediaset nei reparti tecnici, avevano messo in piedi una vera e propria rete di spaccio all’interno "conclamata e ripetuta nel tempo". Nicolò Ghinzani è stato, invece, sorpreso con 60 grammi di hashish nel suo ufficio: per questo è stato arrestato in flagranza. Anche altri due colleghi dello stesso laboratorio tecnico sono stati segnalati, ma non indagati, per l’acquisto della droga.

I tre gestivano il proprio giro di spaccio in modo autonomo: si rifornivano di sostanze stupefacenti all’esterno e la portavano in ufficio. "Lo spaccio - hanno spiegato oggi gli investigatori - avveniva con grande sistematicità, era conclamata e continuata nel tempo". L’operazione, partita circa un anno e mezzo fa, è parte di un’indagine antidroga molto più ampia, scattata nel 2009 dalla Dda milanese. Una operazione che non è ancora stata conclusa. Tanto che l’attività dei tre tecnici proseguiva almeno da alcuni mesi. L’azienda è, invece, risultata estranea ai fatti. Anzi, adesso è considerata parte lesa. Gli altri dieci destinatari delle ordinanze sono tutti pusher italiani attivi a Milano e nell'hinterland.