La droga non è roba per giovani Il cocainomane-tipo è over 40

Cocaina, roba da «vecchi»? Non solo, ma anche. Lo dice la Relazione sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentata dall’Agenzia europea delle droghe (Oedt). Un tossicodipendente su cinque ha infatti 40 o più anni. Inoltre, raddoppia, rispetto a dieci anni fa, la quota dei cocainomani che vogliono uscire dal tunnel e accettano di farsi curare. Ma non si pensi che la «neve» sia solo un problema di «sfigati» di mezza età. Ce lo conferma un grande conoscitore di questo delicato frammento della nostra società, Riccardo Gatti, Direttore del dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano. «Qualche tempo fa mi ha chiesto un colloquio una coppia di insospettabili e affermati dirigenti accompagnata dal figlio 25 enne. Io pensavo che il problema riguardasse il ragazzo. Invece i drogati erano i coniugi: dopo l’erba avevano provato la coca e ne sono rimasti incastrati. Stavano male, in procinto di distruggere la famiglia. Così il figlio me li ha portati e ora sono in cura».
L'attrazione verso la polvere bianca riguarda dunque sempre meno i giovani. Ma comunque sul mercato si vende ancora molto, perché «ti sballa con una dose che acquisti al prezzo di una pizza e una birra» spiega Gatti «e la trovi ovunque e da chiunque». E in effetti la Relazione europea non offre un quadro rassicurante dei 27 Stati membri dell’Unione europea oltre a Croazia, Turchia e della Norvegia. I numeri sono riferiti al 2008 ma rilevano che la polvere bianca continua ad essere, dopo la cannabis, la droga più amata dagli europei. Quasi 14 milioni di adulti tra i 15 e i 64 anni l'hanno provata; quattro milioni nell'ultimo anno. E l'Italia, dopo Spagna e Gran Bretagna, resta ai vertici delle classifiche. I consumatori stimati sono il 2,9% della popolazione generale, l’età media è di 34 anni e il rapporto uomo-donna è di 6 a 1. Al consumo si legano i decessi raddoppiati nel 2008 (da 500 a 1000 casi). Ma crescono anche i tentativi di uscire dal tunnel visto che 70mila europei hanno cominciato a disintossicarsi, cioè circa il 17% di tutti i nuovi pazienti che si sottopongono a trattamento. E nella penisola si contano migliaia di persone che si presentano ai Sert per chiedere aiuto. Gatti sostiene che questa domanda diffusa di aiuto nasconda una realtà ancora più drammatica di quanto rivelano le statistiche. «Non mi sorprende affatto che ci siano tanti drogati, anzi, io penso che il fenomeno sia sottovalutato così come le morti causate dalla cocaina. Un conto sono le statistiche, un’altra è la realtà che è zeppa anche di molti consumatori occasionali e anche di insospettabili della porta accanto». Gatti avverte però che la cocaina è una droga diffusa ma già in declino.
«Notiamo dei segnali di rallentamento del fenomeno, sta passando di moda e, a mio parere personalissimo, la cocaina ha fatto il suo tempo». È un po’ attempata dunque, come la gente che si presenta per farsi curare, sempre più vicina ai 50-.60 che ai 20-30. I giovani hanno preso altre strade e nei ritrovi del sabato sera ognuno porta qualcosa e poi si mischia tutto per sballarsi in gruppo. «Il futuro è fatto di più sostanze sintetiche legate con l’alcol che si beve di proposito per alterare lo stato mentale» spiega Gatti. Anche il capo del Dipartimento nazionale politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, ammette che «il consumo di cocaina è diminuito dal 2008 a questa parte». La novità sul mercato è semmai «la comparsa delle droghe sintetiche, vendute su Internet o negli smart-shop».