La droga persa li porta in cella

Carabinieri arrivano ai trafficanti seguendo due container «smarriti» pieni di cocaina

Il modesto valore dei mobili provenienti dall'Uruguay, sicuramente inferiore alle spese di spedizione, aveva insospettito i carabinieri che hanno deciso di seguire i destinatari della merce. Scoprendo che nei due container erano nascosti oltre 60 chili di cocaina purissima, stimata intorno ai 4 milioni di euro.
Le indagini sono partite un mesetto fa quando un signore di Segrate chiama il 112 perché ha trovato un paio di container pieni di mobili in un terreno di sua proprietà. I carabinieri della stazione di Porta Garibaldi arrivano, sequestrano la merce e avviano degli accertamenti, ma appena poche ore dopo si presenta l’avvocato di Domenico Siviglia, 48 anni, pregiudicato per stupefacenti, a chiedere con insistenza la restituzione. Particolare che, abbinato al valore modesto dell’arredamento, ha messo in allarme gli investigatori. I carabinieri, d’accordo con il pm Sandro Raimondi, restituiscono i container al Siviglia e gli si mettono alle costole.
Subito gli investigatori si accorgono che, durante il tragitto, il percorso è curiosamente sorvegliato da discrete sentinelle. Poi la destinazione, un capannone in via Monte Nero 13 a Truccazzano, di proprietà di Vincenzo Maria Squeo, 51 anni, guarda caso agli arresti domiciliari per storie di stupefacenti. I militari si appostano all’esterno dell’edificio e sentono un gran rumore di seghe per ferro, quindi decidono di fare irruzione. Per farlo però devono correre allo scoperto e questo consente a Siviglia e Squeo di tentare la fuga, ma vengono rintracciati e ammanettati nelle vicinanze.
Nel frattempo, all’interno del capannone, i militari trovano diversi panetti di cocaina recuperati. Vengono dunque fatti arrivare degli operai specializzati per completare l’opera di ricerca. Alla fine sono stati recuperati oltre 63 chili di cocaina divisa in 119 panetti, pura al 95 per cento: avrebbe fruttato almeno 4 milioni. Tutti nascosti nei longaroni dei due container, mentre nulla è stato trovato nei mobili, fatti comunque a pezzi per scrupolo. Non che sia andato perduto granché. La merce, partita come detto dall’Uruguay, era arrivata via nave, passando per la Spagna, in Italia, caricata su un autotreno e quindi spedita nel milanese. Qui, forse per un disguido tra i componenti della banda, è stata «parcheggiata» nei campi di un ignaro cittadino che l’ha dunque scoperta prima che i «legittimi» proprietari riuscissero a recuperarla.