Droga, a processo il comandante dei Ros

Con il generale Ganzer, il 18 ottobre compariranno in aula un Pm di Brescia e 23 militari

Tutti a processo. Sarà processato il generale dei Ros Giampaolo Ganzer, sarà processato il pm di Brescia Mario Conte. insieme con loro altri 23 imputati tutti ufficiali e sottufficiali dei Ros. A vario titolo sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, peculato e falso. Al termine dell'udienza preliminare, durata diversi mesi, il gup Andrea Pellegrino, ha disposto dunque il rinvio a giudizio. Il processo inizierà il 18 ottobre davanti ai giudici dell’ottava sezione penale. L’indagine nata nel 1997 a Brescia, dopo un «viaggio» lungo tre Procure, tornò a Milano dove nei mesi i pm della Dda milanese Luisa Zanetti e Daniela Borgonovo e il procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici avevano chiesto il rinvio a giudizio per 28 persone. In sostanza, agli imputati, si contesta di aver forzato gli strumenti concessi agli investigatori in prima linea, ritardando arresti e sequestri di stupefacenti in modo irregolare.
«Ho la coscienza a posto - è stato il commento del generale Ganzer - affronterò serenamente il giudizio perché ho la coscienza a posto. Poi ci penseranno i miei superiori, se non avessi la coscienza a posto l'avrei fatto anche prima».
A chiusura dell'udienza preliminare il gup Pellegrino ha anche condannato, con rito abbreviato, due degli imputati minori. Si tratta di Fiorenzo Vismara, per il quale il gup ha deciso una pena di 6 anni e 8 mesi, e Gabriella Casavola, condannata a 4 anni di reclusione.
Duro il commento di Enzo Fragalà, componente della commissione Giustizia per An: «Dopo l'aberrante richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm avevamo sperato invano che almeno il giudice per l'udienza preliminare avrebbe riconosciuto nell'inchiesta a carico del generale Giampaolo Ganzer e altri carabinieri del Ros il marchio inequivocabile di un'inchiesta politica, amplificata dalla solita stampa di sinistra, fondata sulle chiacchiere di un narcotrafficante colombiano e palleggiata per sette anni fra diverse Procure del Nord Italia. Per individuare lo zampino politico basterebbe ricordare che all'epoca dei fatti contestati il comandante del Ros era il generale Nunzella, noto per la sua amicizia con Massimo D'Alema e per essere stato fra i pochissimi miracolati dalla riforma dell'Arma voluta nel 2000 dai Ds».
«Sarebbe inoltre interessante - aggiunge Fragalà - capire se vi sia un filo rosso che collega la Procura di Milano con l'inchiesta di Palermo che vede incredibilmente imputato il prefetto Mario Mori per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina e con quell'altra inchiesta in cui da anni lo si cerca di processare anche per la mancata cattura di Bernardo Provenzano».

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