La droga è qui

Mercoledì sera, a Otto e mezzo, il direttore del dipartimento dipendenze di Milano ha dato una lezione impressionante ai politici che dibattevano sulla droga assieme a lui. Si chiama Riccardo Gatti, gli altri invece erano Carlo Giovanardi e Paolo Ferrero. L'antipolitica non c'entra, Gatti è anche stato consulente del precedente governo. Ma il divario tra la sua visione e le beghe bipolari degli altri due ha fatto chinare la testa a tutti. Ci si scanna come se la droga riguardasse ancora solo spacciatori e devianti, mentre è un'industria che interviene secondo format di consumo ormai consolidati: ci si veste in un certo modo, si ha una certa auto, si appartiene a un certo ambiente e si hanno certe sostanze da consumare. Il mercato della droga è in grado di incidere sulle scelte di vita, e i consumatori, persone informate, in virtù di questo imprinting si illudono di aver fatto una scelta. Solidarietà o repressione non c'entrano più: il cocainomane interagisce con noi, è il chirurgo, il pilota, l'investitore dei nostri soldi, la maestra dei nostri figli. Non sarà solo una legge a fermare tutto questo, c'è molto da fare. Ma questa politica esibisce solo i contrasti e nasconde le convergenze.