La droga a San Vittore la spacciavano i secondini

«Avvisi la direzione del carcere che ci sono due agenti che portano dentro la roba. Si chiamano Maurizio e Franco». Inizia così, con una telefonata anonima arrivata martedì a San Vittore, l’operazione che ha portato in carcere - ma stavolta come detenuto - un agente di polizia penitenziaria. Il secondino stava per consegnare a un detenuto sessanta grammi di hashish e anche un telefono cellulare completo di scheda: e proprio la circolazione di telefoni all’interno di San Vittore viene definita una realtà «devastante» dal sostituto procuratore Marcello Musso. Grazie ai telefonini portati dagli agenti corrotti, molti detenuti continuano anche dall’interno a seguire i loro affari. Indagano i Ros.