Droga, sequestrati beni per 15 milioni

Narcotrafficanti, padrini eccellenti e camorristi di rango sul litorale. Come la famiglie lidensi legate al clan Cuntrera-Caruana o ai Moccia-Magliulo di Afragola, tanto per fare nomi. La novità? Che «don» Carmine Fasciani, personaggio di spessore della mala romana, noto per la fuga sotto il naso dei carabinieri che avevano circondato la sua villa a Casalpalocco, era perfettamente integrato con il clan campano dei Senese e la cosca agrigentina dei Triassi-Cuntrera, «realizzando un’alleanza economica - spiegano gli inquirenti - e una gestione equa del territorio». Una pax mafiosa che non ha risparmiato nessuno, a cominciare dai sopravvissuti del gruppo criminale di Abbatino e compagni, Paolo Frau ed Emidio Salomone, assassinati fra il 2002 e i primi del 2009 per non aver ceduto il campo ai nuovi arrivati, per niente spaventati dagli avvertimenti calibro 38 dei vecchi boss.
Blitz all’alba di ieri a Ostia, Frosinone, Napoli e Catanzaro, con una deviazione in Costa del Sol, per gli uomini del nucleo operativo di via In Selci e la Direzione distrettuale antimafia: 36 persone arrestate, 26 indagate, beni sequestrati per oltre 15 milioni di euro divisi fra uno stabilimento balneare, sei appartamenti, uno yacht e quote di società varie intestate a prestanome. Bloccati 1800 chili di droga, di cui 45 chili di cocaina. Fasciani, 60 anni, ha ricevuto in carcere l’ennesima notifica di reato, mentre la moglie Silvia Franca Bartoli è stata ammanettata nella villa bunker alle porte di Ostia. Un’indagine lunga, utile soprattutto a mettere il punto sul commercio in quantità industriale di polvere bianca. Due i filoni investigativi: uno facente capo a Danilo Zunnui, un ex della Marranella, e uno a Carmine Fasciani.
Fra i referenti di Zunnui Massimiliano Marsala, attività logistica e smistamento della merce fornita da un bulgaro, Kiril Kirkov, di stanza in Spagna e interfaccia fra i due gruppi malavitosi. Suo gregario, nonché esperto nel traffico di armi dagli ex Paesi della cortina di ferro, il terrorista Nar Alberto Piccari, convertito dalla lotta armata all’assai più redditizio commercio di droga. Braccio destro del don lidense famoso per il pane distribuito ai poveri per Natale, Nicola Di Mauro. Questo era in collegamento con la holding di matrice bulgara in grado di fornire quintali di stupefacenti in pochi giorni. Tra gli appoggi logistici quelli all’interno dell’aeroporto di Buenos Aires, attraverso il quale far transitare la coca. Per ricostruire i movimenti dei narcos i militari si sono serviti di un collaboratore di giustizia infiltrato fra i criminali.
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