Droga, la Turco apre alle "stanze del buco"

Il ministro della Salute approva l’esperimento delle narcosale proposto dal Comune di Torino. Gasparri: "Chiamparino sindaco-pusher. Non si può giocare con la vita dei giovani"

Roma - Hanno deciso di chiamarle narcosale. Non soltanto perché stanza del buco o shooting room suona molto più brutale ma anche perché quella definizione è legata ad una sperimentazione iniziata alla fine degli anni ’70 e già fallita sul fronte del recupero dei tossicodipendenti. Ora però quest’idea, che frulla almeno da un anno nella mente dei consiglieri comunali della maggioranza di centrosinistra di Torino, ha l’avallo del governo Prodi. Il primo a rilanciare un dibattito nato trent’anni fa è stato proprio il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. Non appena insediato ha evocato la necessità della somministrazione controllata della droga in apposite stanze allestite dalla sanità pubblica. E ora che è stata presentata la proposta a Torino arriva anche il placet del ministro della Sanità, Livia Turco.

«Credo che sia giusto e importante avviare la sperimentazione per valutare l’efficacia di questa iniziativa - dice la Turco -. È una proposta di sanità pubblica già praticata in molti Paesi europei, anche dove vigono politiche proibizioniste. L’obiettivo è di non lasciare ai margini le persone che non sono uscite dal tunnel della tossicodipendenza, alimentando l’illegalità. Da questo punto di vista questa proposta non può che avere il mio plauso».

In effetti in tutti i Paesi dove viene praticata la somministrazione controllata delle droghe si registra una diminuzione della microcriminalità legata al consumo e un calo delle morti per overdose. Nessun risultato invece per quanto riguarda le possibilità di recupero dei tossicodipendenti. È un modo insomma per nascondere il problema sotto il tappeto non per risolverlo, come sottolinea il responsabile di San Patrignano, Andrea Muccioli. «Ci sono due modi di affrontare il problema della droga: le narcosale o il recupero integrale della persona. Quello proposto a Torino è un modo per convivere alla meno peggio con un dramma che non si vuole affrontare. Tanto meno risolvere», dice Muccioli. «Il messaggio delle stanze del buco è chiaro: ti droghi da parecchio tempo, farti cambiare vita è troppo impegnativo, difficile, costoso, continua pure.

Puoi morire, ma basta farlo lentamente, senza dare troppo fastidio e non sotto gli occhi imbarazzati della gente normale» polemizza il figlio del fondatore di San Patrignano, Vincenzo. «Sono queste realtà terapeutiche e messaggio culturale della riduzione del danno. Politiche vecchie, lontane anni luce da ciò che è oggi il consumo di droga».

Per ora quella avanzata a Torino è soltanto una proposta che dovrà essere ridiscussa tra due settimane. Il sindaco Sergio Chiamparino comunque è d’accordo anche se il suo voto favorevole è condizionato da due aspetti. «Deve essere innanzitutto un progetto sperimentale rivolto ai tossicodipendenti cronici - dice Chiamparino -. Inoltre deve essere inserito in un contesto di assistenza sanitaria, psicologica e sociale che si configuri all’interno di un percorso di recupero del tossicodipendente che in ogni caso deve essere consenziente».

Contraria invece tutta l’opposizione che giudica la proposta «criminosa». Maurizio Gasparri di An, parla delle narcosale come «luoghi di morte» («Chiamparino è un sindaco spacciatore, non si gioca con la vita dei ragazzi») mentre l’azzurra Jole Santelli le definisce «nursery per i tossicodipendenti».