Il drogato adulto

Drogarsi piace. Sinché non si avrà la voglia di accettare questa banale verità, la medesima per cui ci si droga da millenni, verranno meno i presupposti per invertire l'aumento dei consumi di stupefacenti. Metterla sempre su un piano educativo o ideologico serve a poco o niente, non è possibile che i milioni di italiani che hanno fumato spinelli (uno su tre) siano per forza tutti dei senza famiglia, descolarizzati, depressi, sfibrati, traviati da redimere. Non deve stupire se la percezione del rischio cala anziché aumentare: si preferisce fare pedagogia sociale anziché corretta informazione scientifica, propaganda anziché realismo, s’invita in trasmissione il paladino antidroga anziché l’esperto vero. La droga fa molto male, non vale la candela: studi scientifici che un tempo mancavano hanno reso oggettive delle verità non sommarie che andrebbero pacatamente spiegate, e non mascherate da prediche apocalittiche che il novello drogato percepirà come balle cui reagire raccontandosene di sue. Un drogato non cerca che il pretesto per raccontarsi storie: sinché gli diremo che la droga è il demonio, che basta guardarla per morire all’istante, tra le nostre balle e le sue coesisterà sempre una proporzionalità sinistra.