Drolma, quando Barcellona ti va di traverso

nostro inviato

a Barcellona
Se siete gastro-masochisti, se adorate spendere tanto e ottenere poco, se gradite un servizio che rasenta la sciatteria, con lo Champagne servito con la stessa grazia che un’infermiera riserva al pitale da svuotare del malato incontinente, il Drolma è il vostro posto. È il pomposo ristorante che Fermí Puig conduce al primo piano dell’hotel Majestic a Barcellona, cuoco che a gennaio ingaggerà un testa a testa con il locale che il basco Martin Berasategui aprirà al di là del Passeig de Gràcia, al piano terra del Condes.
Di Puig, nella circostanza assente, si dice che dia il meglio di sé con la cacciagione, autunno/inverno insomma, tanto che Jaume Coll lo ha coinvolto a livello di ricette nel volume, splendido, dedicato alla beccaccia, Il Crepusculo de la Becada per l’editore Montagud. Di certo ho sbagliato stagione, ma a certi livelli non si può passare dal sublime all’anonimo e quando esci, e chiedi al ricevimento un biglietto da visita del ristorante, sentirsi dire «finiti, prenda pure quello dell’albergo: il telefono è uguale». Sarà, ma ricevuta e Michelin riportano numeri diversi, allucinazioni?
La carta del Drolma ha prezzi robusti, con due piatti e un dessert superi di slancio i 100 , prezzi in perfetta linea con quelli dell’alta cucina griffata sia chiaro, solo che se poi uno non si trova bene, si incavola e pensa che se andava in un bar di tapas spendeva molto meno e godeva molto di più. No al tavolo sfigato, soprattutto se quello che avevi chiesto non verrà mai occupato («Clienti maleducati che non hanno disdetto», sarà), no a un servizio frettoloso e tirato via, no alla Caldereta de langosta roja en tres servicios ovvero all’aragosta rossa in tre diverse preparazioni, prezzo 140 . Prima il brodo, poi in risotto brodoso, infine con patate a mo’ di minestra. Normale il brodo, buono il riso, anonima la terza portata. Ho poi cercato consolazione nel carrello dei formaggi, non trovandola. Zero dessert perché quando non ti senti a tuo agio, prima tagli la corda prima poni fine a un momento no.
Il tempo di fare due passi e sul telefonino arrivava il seguente messaggino, ben dopo mezzanotte. Era di un collega romano: «Mi hanno appena telefonato dal Drolma per chiedermi “Conosci Paolo Marchi? Ha cenato qui...”». Certo che è difficile nascondersi se scatti foto, prendi appunti e paghi con carta di credito personale, ma siamo alle solite: vip? tappeto rosso; no important person? ahi ahi ahi...
E-mail: paolo.marchi@ilgiornale.it