Ds, Angius terzo incomodo: nel partito ci sentiamo tollerati

L’ex capogruppo al Senato: dal segretario solo una telefonata tardiva per invitarmi all’assemblea delle sezioni

da Roma

Si sono riuniti, si sono contati, e alla fine, come annuncia il loro leader Gavino Angius, hanno sciolto i dubbi: «La terza mozione al congresso dei Ds ci sarà». Insomma, mentre si scaldano i motori per quello che potrebbe essere l’ultimo congresso della Quercia, anche la «destra» che ha come riferimento il partito del socialismo europeo ha messo in campo la sua piattaforma politica, distinta dalla sinistra di Fabio Mussi, ma altrettanto determinata nel ribadire il suo no alla costituzione del Partito democratico con la Margherita. Una componente guidata da un tridente di dirigenti che hanno un peso nella nomenklatura del Botteghino, e che vede al fianco di Angius due nomi come quello di Massimo Brutti e dell’emiliano Mauro Zani. Non fa parte di questa partita, ma ne segue le vicende, Peppino Caldarola che pur condividendo l’impianto della mozione ha annunciato di non voler nemmeno partecipare alle assise.
Visto che il regolamento congressuale non lo impone, Angius e i suoi non hanno ancora sciolto l’ultimo nodo rilevante, e cioè se avranno un candidato o no. Aggiunge il vicepresidente del Senato: «Oggi verrà nominato un coordinamento nazionale della mozione che deciderà sulla questione. Ma tutto il resto è deciso. «Ci sentiamo tollerati», ha detto l’ex capogruppo della Quercia, un tempo dalemiano di stretta osservanza, che oggi gioca smarcato dal ministro degli Esteri. Il pomo della discordia è stato il mancato invito all’assemblea dei segretari di sabato, dove pure ha parlato (raccogliendo grandi applausi) il rappresentante dell’altra minoranza, Mussi. «È arrivata una telefonata tardiva di Fassino venerdì sera - ha spiegato Angius con tono amareggiato - non è un'offesa a me o a voi (dice rivolto ai militanti presenti in sala, ndr): è un'offesa al partito, un modo inaccettabile di intendere il partito. Durante la direzione di giovedì scorso - ha aggiunto - ho avuto l'impressione di essere un tollerato... C'è stata l'imposizione della minoranza, che Fassino ha accettato all'ultimo momento. In questo modo non si dirige un partito». E poi, con un riferimento polemico all’Europa: «D'Alema ha detto che il socialismo non basta più a raccogliere l'insieme delle forze progressiste. È così, ma quando mai i socialisti hanno pensato di essere i soli depositari del cambiamento? Non lo hanno fatto né Blair, né Schröder e nemmeno Zapatero».
La sensazione di trovarsi fra due fuochi non è nascosta dal dirigente ds: «Così rischiamo di trasformare il congresso in un referendum: da una parte c'è chi pensa allo scioglimento del partito, senza il coraggio di dirlo. Dall'altra c'è chi minaccia solo di andarsene». Ancora più netto Zani: «Il congresso dei Ds deve essere sovrano, se dobbiamo convocarlo per ratificare le decisioni prese a Orvieto allora che non si convochi, lì si è preso un binario sbagliato, va cambiata la rotta». La terza mozione si posiziona tra «il sì senza se e senza ma al Pd, e un no che non dà fastidio. Noi - conclude Zani - diciamo un sì che invece dà fastidio. Vogliamo una forma federale che sostituisca un partito centralista. Il socialismo non èarcheologia politica, è vero che non esaurisce il fronte riformista ma è la componente prevalente e il Partito democratico dev’essere democratico e socialista».
Polemico anche Brutti: «Il congresso dei Ds si sta incamminando per impedire un dibattito e ridurre le assise a una conta. Vogliamo un soggetto riformista che metta insieme storie diverse e si collochi all'interno del Pse». Secondo Brutti il nuovo soggetto riformista «deve avere una forma federativa a cui si possano aggregare le diverse forze politiche e in cui i Ds siano una forza autonoma». Il senatore ds vuol mettere in discussione Orvieto: «Al congresso - dice - quelle scelte vadano azzerate per ripartire da capo. Il congresso non può essere vincolato da decisioni prese in precedenza».