Ds, c'è un caso D'Antona: "Perché Sofri alla presentazione?"

La vedova contro il suo partito che ha ospitato l'ex leader di Lc alla presentazione della mozione Fassino: &quot;Sofri è stato condannato per omicidio e non ha scontato la pena&quot;. <a href="/a.pic1?ID=155221"><strong>Mussi infuriato</strong></a> con il suo ex compagno di università: &quot;Mi deve rispetto&quot;

Roma - Olga D'Antona critica la presenza di Adriano Sofri, ieri, alla presentazione della "Mozione Fassino" e chiede quale sia il messaggio simbolico che si intende lanciare e se ciò non rappresenti un "vulnus" nel rapporto con la magistratura. "Nella giornata di ieri, in occasione della presentazione della mozione di maggioranza dei DS, tra gli interlocutori chiamati a discutere con Piero Fassino, Massimo D'Alema e Walter Veltroni, c'era anche Adriano Sofri. Premetto - dice la deputata Ds - che a volte ho avuto modo di apprezzare le cose che Sofri ha scritto e che, in considerazione del suo stato di salute, non ho mai manifestato contrarietà alla concessione della grazia nei suoi confronti per motivi umanitari. Mai ho mostrato un particolare accanimento nè spirito di vendetta verso chi, pur essendo stato autore di gravi atti di terrorismo, ha scontato la propria pena e ha mostrato segni di ravvedimento. Non posso altresì fare a meno di rilevare - aggiunge però - che Adriano Sofri è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per l'omicidio di un servitore dello Stato e che non ha finito di scontare la sua pena. A questo punto mi chiedo perchè il gruppo dirigente del mio partito, che è partito di governo, lo sceglie come interlocutore privilegiato, in un passaggio che indubbiamente è un passaggio epocale nel nostro partito e nella storia della politica italiana. Qual è il messaggio simbolico di questa scelta? Se si ritiene che Sofri sia vittima di un errore giudiziario, in base ad elementi concreti, perch‚ non chiedere la revisione del processo per scagionarlo e cercare i veri colpevoli? Ma se invece è colpevole, come la magistratura ha ritenuto, chiedo ai dirigenti del mio partito, che hanno ricoperto e ricoprono importanti incarichi di governo (presidente e vicepresidente del Consiglio, ministro della Giustizia, ministro degli Esteri) se, in un Paese democratico, questo non rappresenti un vulnus nei rapporti con una delle più importanti istituzioni dello Stato, cioè nei confronti della magistratura, che ha emesso una sentenza definitiva, infliggendo una pena non ancora completamente scontata. È mia convinzione che si debbano fare i conti con la storia e che il modo peggiore sia comportarsi come se non fosse successo niente. Ci tengo a dichiarare che auspico e opero per una soluzione politica al fine di superare il clima di odio e di strumentalizzazione che troppo spesso riapre ferite mai completamente rimarginate; ferite che comunque non si potranno sanare - conclude - cancellando la memoria e dimenticando la responsabilità di ognuno nella ricerca della verità".