Ds contro Verdi e Prc: serve un chiarimento

da Roma

Niente scambi, giurano alla Margherita. Però, avverte Francesco Rutelli, «visto che ci viene chiesto un atteggiamento unitario sul ritiro delle truppe dell’Irak, io valuterò con attenzione il voto dei gruppi della sinistra radicale sul finanziamento delle altre missioni, dal Kosovo all’Afghanistan, perchè se c’è unità, c’è su tutto». Lo scopo, spiega, è «di arrivare all’autosufficienza dell’Unione» in politica estera e quindi «di essere in grado di trovare una linea e tenerla con coerenza». Ma, nonostante la lunga mediazione di Prodi, la prova di coesione non funziona: 403 voti a favore al rifinanziamento delle «altre» missioni, 22 i contrari, tutti di Prc, Pdci, Verdi e di pezzi Ds. S’infuriano i Dl, malumori pure nella Quercia. «Nel prossimo programma dell’Unione ci vuole un riferimento esplicito alle operazioni di pace dell’Onu - dice Vannino Chiti -. Su questo bisogna chiarirsi. Abbiamo tempo fino a gennaio».
Dunque, se la sinistra moderata, in nome dell’unità, rinuncia a proporre exit-strategy da Nassirya, si chiedono Ds e Margherita, perché quella alternativa non ha fatto lo stesso sulle altre spedizioni? Problema urgente: se tra un anno saremo al governo, conclude Rutelli, non possiamo puntare solo sul soccorso della Cdl.
«L’idea dello scambio è davvero singolare - spiega Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione alla Camera -. Le nostre posizioni sono note, mentre quelle più duttili di Rutelli sono una novità. Il nostro atteggiamento nei confronti della guerra non cambia a seconda dei governi. Eravamo contrari all’intervento in Kosovo e in Afghanistan, lo siamo tuttora e a maggior ragione». «E noi abbiamo sempre sostenuto con coerenza e trasparenza la nostra netta contrarietà alle missioni militari internazionali che non hanno esplicite funzioni di pace - aggiunge Pino Sgobio, capogruppo dei comunisti italiani - e l’Afghanistan non ha certo prodotto i risultati per cui era stata annunciata. Il nostro contingente a Kabul, come quello a Nassirya, dovrebbe rientrare immediatamente». «Nel decreto vengono mescolate missioni umanitarie e militari», afferma la verde Laura Cima. Fulvia Bandoli, sinistra ds, ne fa una questione di coerenza: «Non ho condiviso a suo tempo Kosovo e Afghanistan, oggi non posso far finta di dimenticare il mio voto».
Uniti dunque solo sul no al ritiro dell’Irak. La Margherita però non ci sta e adesso vuole mani libere. «Il voto contrario alla spedizione in Afghanistan - dice Paolo Gentiloni - smonta l’argomento dell’unità. La ricerca di una posizione comune deve investire tutti i passaggi della politica estera. E questo, se andremo al governo, sarà una condizione indispensabile, non un optional». Ma in realtà l’unità sembra un miraggio, da Rifondazione emerge un orientamento ben preciso: «Se i partiti della Fed faranno un documento sull’Irak, e già se ne parla; noi faremo una mozione per l’immediato ritiro delle truppe». Conclude Renzo Lusetti, vicepresidente Dl: «Il voto finale contrario della sinistra radicale sul decreto non ha sicuramente aiutato la missione umanitaria in Sudan, approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu ed altre missioni importanti come quella in Congo. Mentre ribadiamo il nostro no convinto all’Irak, dico alla sinistra radicale che quando ci si candida a diventare forza di governo bisogna assumersi una forte responsabilità politica verso i Paesi che sono in una condizione di sofferenza».