Ds divisi tra autocritica e accuse

Francesco Damato

Ma di che cosa vanno lamentandosi Piero Fassino e i suoi collaboratori ora che, grazie al nostro Gianluigi Nuzzi, si sono appresi i contenuti precisi delle telefonate intercorse a luglio fra il segretario dei Ds e Giovanni Consorte sulla scalata dell’Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro? Fu lo stesso Fassino, come si documentava ieri sul Giornale, ad auspicare nella scorsa estate per ben tre volte l’eliminazione di ogni vincolo di segretezza dalle intercettazioni che, disposte dall’autorità giudiziaria, lo avessero coinvolto direttamente. Che cosa è cambiato da allora? Solo la stagione climatica, essendo passati dal caldo al freddo? O anche la stagione politica, essendoci nel frattempo avvicinati alle elezioni e salendo ogni giorno di più l’imbarazzo fra i Ds per ciò che va scoprendosi a carico di Consorte, già costretto dagli sviluppi delle indagini giudiziarie a dimettersi dal vertice dell’Unipol?
Non credo sia casuale il fatto che il coordinatore nazionale del partito della Quercia, Vannino Chiti, si sia deciso a prendere le distanze dalla scalata alla Banca Nazionale del Lavoro solo quando si sono conosciuti i particolari delle conversazioni telefoniche tra Fassino e Consorte, con quella goffa tentazione del segretario dei Ds di fare una certa confusione fra il noi e il voi. «Sì, forse qualcuno ha fatto il tifo per l’Unipol», ha ammesso Chiti riconoscendo che «un partito non dovrebbe mai tifare, farebbe meglio a non schierarsi in vicende di mercato come queste».
Sembra che Chiti non sia molto piaciuto a Massimo D’Alema. Di sicuro c’è rimasto male il potente capogruppo diessino della Camera Luciano Violante, che solo il giorno prima aveva pubblicamente dissentito dalle critiche rivolte da Giorgio Napolitano ai responsabili del partito per il sostegno fornito alla scalata bancaria dell’Unipol.
Pur cominciando finalmente a riconoscere qualche errore, Chiti ha tuttavia assicurato che «mai in casa Ds qualcuno si è sognato di alzare un mignolo per cercare di influenzare la Banca d’Italia e gli altri organismi di controllo sulla scalata alla Bnl, in un senso o nell’altro». Beh, in questo il buon Chiti mi consentirà di dissentire. Il mignolo forse non è stato alzato, ma l’indice sì quando è stata rivendicata con forza la legittimità delle aspirazioni bancarie dell’Unipol. A cos’altro doveva e poteva servire sul piano politico la rivendicazione di quella legittimità se non a sostenerla a tutti i livelli? Un partito, o un suo dirigente, quando decide di prendere una posizione lo fa per far sentire la sua voce, e perché tutti ne prendano atto, e nota. Cerchiamo di non nasconderci dietro questo o quel dito che può rimanere piegato.
I Ds d’altronde non possono negare di avere ereditato dal Pci il cosiddetto collateralismo con le cooperative rosse. Agli alleati post-democristiani che ne hanno lamentato gli inconvenienti essi si sono limitati a rinfacciare il loro analogo collateralismo con le cooperative bianche. Per capire bene che cosa significhi collateralismo basta forse sfogliare un buon dizionario della lingua italiana. Quello di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, per esempio, dice: «Rapporto di reciproco fiancheggiamento in campo politico e sindacale». E alla voce fiancheggiamento esso spiega: «Azione di copertura o a protezione dei fianchi di una colonna in marcia o di una unità impegnata in combattimento». Da toscano e insegnante Chiti ammetterà che si tratta di fare qualcosa più del tifo.