Ds e Margherita, ingorgo d’interessi in Serravalle

Poco prima del blitz con cui la giunta di Palazzo Isimbardi ha rilevato il 15% della società, nel giro di consultazioni sono stati sentiti anche i Comunisti italiani

Stefano Zurlo

da Milano

Il periodo è sempre quello: fine giugno 2004. Le cimici della Guardia di finanza ascoltano le conversazioni dell’imprenditore Marcellino Gavio e del suo braccio destro Bruno Binasco. Poi i militari trascrivono i dialoghi nei cosiddetti brogliacci. E proprio dai brogliacci, disponibili da quando l’inchiesta della Procura di Milano è stata archiviata, si scopre che nella partita delle nomine per la Serravalle, società autostradale strategica al centro di molti interessi, entrano anche la Margherita e i vertici dei Ds.
A fine giugno la Provincia è appena stata terremotata: Ombretta Colli ha perso, Penati sta confezionando la nuova giunta di centrosinistra. Gavio, alleato di ferro con la Colli, cerca dunque nuovi appigli istituzionali E li trova quasi immediatamente. Anzi, la sinistra sembra precederlo, stabilendo subito un contatto con lui. Il 30 giugno alle 14.07 i finanzieri annotano una chiamata a Gavio da parte di Pierluigi Bersani, autorevole esponente dei Ds ed ex ministro dei Trasporti. Quattordici minuti più tardi, alle 14.21, Gavio telefona al fidato Binasco e gli racconta la novità: «Bersa (Bersani) gli ha dato il via per incontrare fra una decina di giorni lui (Penati) in un posto riservato». L’incontro, come ha svelato lo stesso Penati in un’intervista a Repubblica, avviene effettivamente in un albergo di Roma il 15 luglio.
Il mosaico però è più complesso: la sinistra e Gavio si annusano e stabiliscono un buon feeling. Contemporaneamente, lo scossone elettorale rimette in movimento il risiko delle nomine. Si devono riempire caselle importanti, tanto che si tira in ballo l’ex direttore generale Bruno Rota. I protagonisti hanno contatti ad altissimo livello, a Roma. Nel valzer istituzionale entrano anche la Margherita, i vertici dei Ds, altri esponenti di primo piano della sinistra. Tutti interlocutori del presidente della Serravalle Giancarlo Elia Valori.
La giornata chiave è quella del 29 giugno. Alle 9.37 Valori chiama Gavio. I finanzieri riassumono così il dialogo: «Dicono che Penati ha detto che non si tocca nulla, devono chiarire le idee con il suo capo a Roma... e vedere chi mettere nel consiglio. Sperano che non sia Rota. Valori dice che parlerà lui istituzionalmente». Chi è il grande capo con cui Penati vorrebbe consultarsi prima di porre mano all’organigramma della società e rimodulare il consiglio? Le telefonate non danno una risposta certa. Però anche Valori si muove. E fissa appuntamenti con esponenti di primo piano: «passaggi» chiama questi meeting il suo assistente Giuseppe Prati. Prati lo stesso 29 giugno spiega per sommi capi a Gavio le iniziative in corso. E chiama in causa i vertici dei Ds, la Margherita, i Comunisti italiani. Valori ha voluto sentirli prima di prendere le sue decisioni.
I tempi delle nomine si allungano, apparentemente si crea un asse fra la Provincia, il principale azionista con il 38,7 per cento del capitale, e il Comune, che detiene il 18,6 per cento delle azioni. Il 17 dicembre 2004 i due enti pubblici firmano un patto di sindacato. Gavio, a sua volta custode di un pacchetto pari al 15 per cento, sembra in un angolo. Poi però la situazione cambia, con un colpo di scena: Gavio vende alla Provincia ad un prezzo altissimo, 8,83 euro per azione. L’imprenditore di Tortona realizza così una plusvalenza di 176 milioni di euro, visto che quelle stesse azioni lui le aveva comprate a 2,9 euro.
Gavio e Albertini vanno alla guerra: il sindaco accusa il presidente della Provincia di aver sprecato il denaro pubblico e presenta un esposto alla Corte dei conti. Penati non si scompone e rovescia il ragionamento del primo cittadino: «Abbiamo fatto un affare non buono, ma ottimo. Il prezzo lo ha stabilito l’advisor, ed è comprensivo del 30 per cento del premio di maggioranza». Due versioni che fanno a pugni.
Un fatto è certo. In quei giorni frenetici di fine giugno 2004, in quell’accavallarsi di nomi, telefonate e incontri, Gavio mormora al solito Binasco poche, pesanti parole: «Sto facendo un pensierino sottovoce, vender tutto per 4 euro... Sicuramente portiamo a casa dei bei soldi». Un anno dopo incasserà più del doppio e andrà ben al di là della pur ottimistica previsione.
Come mai Penati ha versato una cifra così alta per assicurarsi il controllo assoluto di una società che già controllava in condominio con Albertini? La Corte dei conti ha già bussato in Provincia e ha chiesto i documenti del caso. Bersani, invece, ha annunciato querela nei confronti di Albertini.