Ds, l’arma dei soldi contro i "ribelli"

In vista dei congressi locali i dirigenti vicini alla segreteria
Fassino minacciano gli avversari del Partito democratico: vi tagliamo i
fondi

Roma - Breve sunto storico. Nell’agosto del 1936 il regime-fascista era al suo apogeo. Il consenso cresceva nelle masse, tanto che il Pci clandestino si preoccupò di elaborare - Togliatti ispiratore dall’Urss - un clamoroso tentativo di collegamento con la società dell’epoca, per sottrarla all’influenza di Mussolini. Ruggiero Grieco e Giuseppe Dozza furono incaricati di scrivere un celebre «appello ai fratelli in camicia nera», pubblicato su Lo Stato operaio, a Mosca.
Cattivi pensieri attuali. Nel marzo del 2007 la presa del gruppo dirigente ds sulla Quercia è al suo apogeo. Il consenso per la prima mozione - Fassino & C. - cresce a dismisura, rasentando l’80 per cento ai congressi di sezione. Manca un tocco clamoroso, all’affermazione completa del Partito democratico. Ma l’imprenditore sedicente «fascista», Giuseppe Ciarrapico - Goffredo Bettini ispiratore da Roma - concede il colpo di scena in un’intervista alla Stampa: «Nel Pd ho scoperto menti illuminate, Goffredo è uomo di intelligenza straordinaria, un politico fine, colto, arguto. Il solo ad aver capito realmente che le differenze in politica sono un valore. se il Pd nascerà e troverà spazio molto lo dovremo a lui...». Il senatore Cesare Salvi, leader della sinistra ds, dopo la lettura dell’intervista, che gli riporta alla memoria quella singolare pagina della storia togliattiana, non sa darsi pace. «Ma se Ciarrapico prenderà la tessera numero due - si chiede angosciato -, l’ingegner De Benedetti confermerà l’intenzione di prendere quella numero uno?».

In attesa che l’enigma si risolva, sono proseguiti ieri i lavori per l’abbattimento della Quercia. Ancora denunce di pressioni sui militanti, la più grave in Irpinia. Dove un compagno amministratore del Comune di Calitri, intervenendo al congresso locale, ha raccontato di una sequele di telefonate ricevute da esponenti bassoliniani della prima mozione. Di questo tenore: «Siccome ti orienti a votare Mussi, è bene che tu sappia che i rubinetti dei contributi e dei finanziamenti regionali per l’attività del tuo assessorato rimarranno chiusi. I soldi fatteli dare da Mussi». In Liguria a dimettersi in segno di protesta sono stati invece tre segretari di sezione.

Ma che razza di partito sarà questo Pd? E dove starà? Un’anziana partigiana romana, Luciana Romoli, non ha dubbi: «Al centro». E per non sbagliare troppo, si è dichiarata per la terza mozione, quella di Gavino Angius. La cui voce ieri è tornata a farsi sentire forte e chiara, forse per sedare le voci che presentano la sua mozione come una specie di «lista civetta», pronta ad appoggiare Fassino al congresso. «Stiamo sciogliendo il più importante partito della coalizione, il più importante partito della sinistra - si è lamentato Angius - senza sapere esattamente dove andiamo. Anzi, purtroppo, sapendo che andiamo in un posto sbagliato». Anche Valdo Spini, leader laburista e mussiano, sottolinea come sia «avventuristico smantellare il più grande partito della sinistra laica». Anche perché, ragiona Spini, «in Italia è in corso un’offensiva neoconfessionale che tende a ristabilire in politica quella categoria del cattolico che la stessa Dc aveva gradualmente superato». Preoccupati per la coabitazione nello stesso partito con Rutelli e la Binetti sono poi i militanti omosessuali, che in una lettera chiedono garanzie sulle possibili «discriminazioni» nei loro confronti.

«Qualcosa non sta funzionando». Oltre ai tanti militanti delle grandi città («dove il voto è più libero», ricorda Salvi), lo pensa e fa scrivere anche il quotidiano dei «promessi sposi», il rutelliano Europa. «Si rischia la fusione fredda, verticistica e per quote», sostiene l’autore del fondo, Mario Barbi, che rimprovera a Fassino la «ricerca di massimizzare il consenso alla sua mozione. Comprensibile, ma non aiuta la chiarezza... ». Anche perché nei vasti territori emiliani e toscani pare che nelle ultime settimane si aggirino pullmanini che rastrellano vecchi militanti e li accompagnano in una speciale gita: il voto per Fassino nelle sezioni. Neppure fossero senatori a vita.