Dsk era il colpevole perfetto Ma le accuse sono tutte false

L’America è costretta a fare marcia indietro. La prova che avrebbe dovuto aprire gli occhi a tutti? La perseveranza della moglie

Imbarazzo planetario: Nafissatou Diallo, la cameriera della Guinea che aveva accusato Dominique Strauss-Kahn di stupro e varie fantasiose forme di violenze sessuali, tutte accuratamente catalogate nei capi d'accusa, ha ammesso davanti al Grand Jury di avere mentito. Non era vero nulla, o quasi (ci sono alcuni elementi non chiariti, ma marginali) della dichiarata aggressione sessuale nell'albergo Sofitel di New York. Di conseguenza l'uomo che la guineiana aveva accusato è tornato libero. Il politico francese (con chance di diventare presidente) nonché ex direttore del Fondo Monetario Internazionale riavrà subito il milione di dollari in contanti versato per la cauzione, oltre ai cinque milioni in bond e torna libero. In cambio, ha dato la sua parola che si presenterà in aula quando si celebrerà il processo che, stando alle fulminanti notizie di ieri, si dovrebbe concludere con una assoluzione piena o quasi piena. La procura di New York trattiene ancora il suo passaporto, ma gli ha fatto togliere la cavigliera elettronica e ogni altra forma di guinzaglio, gogna o manetta.
L'imbarazzo in America, ma anche nel resto del mondo, è enorme e la notizia dell'innocenza di Dsk getta di colpo una fosca luce sulla serietà della giustizia americana, che al momento dell'arresto dell'economista e uomo politico francese era stata invece esaltata in tutto il mondo come esempio di concreta e fondata intransigenza. Va da sé che anche il fronte dei complottisti francesi che giuravano sulla macchinazione per eliminare un candidato scomodo, hanno ripreso fiato e oggi in molti si chiedono se davvero tutta questa storia sia soltanto l’invenzione di una povera immigrata, o se non nasconda trame fosche anche nei rapporti tra Francia e Stati Uniti, rapporti sempre delicatissimi e sul filo del reciproco fastidio, se non odio.
E dunque tutto non è più come prima e anche i toni dei commenti cambiano di 360 gradi: mea culpa. Mi ci metto anche io per aver partecipato sia al coro generale dell'indignazione preventiva e assoluta, sia per aver tessuto le lodi dell'intransigenza, se non della ferocia della giustizia americana, specialmente nei suoi tratti più calvinisti, quando sente il bisogno quasi religioso di far sapere a tutto il mondo che non guarda in faccia a nessuno. E adesso dobbiamo tutti chiederci come sia stato possibile che di fronte a una notizia clamorosa, ma ancora non interamente verificata - la parola di un'accusatrice contro la parola di un accusato - sia scattato un coro quasi unanime di lodi alla spiccia procedura dell'accusa e di gogna preventiva nei confronti di un uomo che, pure, si è dichiarato innocente fin dal primo momento: Anzi, di un uomo che fin dal primo momento di questa storia ha avuto la pubblica solidarietà di una moglie che avrebbe invece dovuto essere furiosa. E forse questa solidarietà è stato uno degli elementi che hanno fatto riflettere gli uomini della Procura. Com'era possibile che la moglie di Dsk concedesse piena fiducia al marito?
Come si è arrivati all'ammissione della donna che ha fatto arrestare Dsk? Si sa oggi dai giornali che la storia della sedicente vittima è stata trovata piena di buchi e contraddizioni dagli uomini della procura di New York. Ha pesato poi il fatto che la donna pesi quasi un quintale e che sia alta un metro e ottanta, ciò che non rende così ovvia la possibilità di una violenza senza resistenza. E inoltre, nel racconto di costei Strauss-Kahn avrebbe compiuto soltanto manovre esterne di stupro, con la descrizione di rapporti orali e anali interrotti, dal momento che non poteva essere esibita la prova inconfutabile dello stupro e cioè il liquido seminale. Ma il racconto comunque c’era ed era congegnato in modo convincente: un odioso straniero, arrogante importante e ricco, aveva umiliato con violenza una lavoratrice africana sequestrandola e costringendola ad atti umilianti con l'uso della violenza e delle minacce.
Per un paese in cui il sospetto di un comportamento razzista implica una condanna preventiva, era già abbastanza. In più, c'erano tutti gli elementi per mettere alla gogna un uomo ricco e potente accusandolo dei peggiori crimini contro le donne, secondo un cliché sia sessista che schiavista. In una città come New York accuse e sospetti di questo genere portano in galera. Ma c'è stato un altro elemento che fin dall'inizio ha provocato dei dubbi sulla versione dell'accusatrice: il fatto che Dsk non si aspettasse minimamente di essere arrestato e che rimase totalmente sbalordito di fronte alle manette che gli venivano messe ai polsi nel corso di una delle più clamorose gogne mediatiche.
Dsk lasciò infatti l'albergo per andare a prendere il suo volo per Parigi e soltanto in aeroporto si rese conto di aver lasciato nella sua camera uno dei numerosi cellulari. Se fosse stato colpevole avrebbe dovuto far di tutto per partire alla svelta sperando di farla franca, mentre invece telefonò all'albergo (già pieno di poliziotti) per chiedere che qualcuno gli portasse il cellulare all'aereo.
Quando vide gli agenti salire a bordo la faccia gli si illuminò in un sorriso di gratitudine, sicuro che quella gente fosse lì per pura cortesia e quando fu dichiarato in arresto si comportò come se non riuscisse assolutamente a capire di che cosa si parlava. Il resto è cronaca nota: spogliato delle sue insegne di potere, costretto alle dimissioni dal Fmi, costretto a ritirarsi dalla politica (chissà se ora tornerà in pista) l'economista francese dovette dar fondo a tutti i suoi averi per avere almeno la possibilità di non restare in prigione e di vivere in un piccolo appartamento a pochi isolati dal tribunale. Anzi, trovare un alloggio fu un'impresa laboriosissima perché nessuno voleva affittare a un mostro. La casa alla fine fu trovata e dal momento dell'arresto Dsk ha vissuto l'odissea di una verifica dei fatti che ha finito col dargli ragione: Nafissatou Diallo aveva inventato tutto e le accuse nei suoi confronti cadevano.
A darne notizia è stata ieri per prima la televisione di Bloomberg in un concitato collegamento con il tribunale mentre uscivano con grandi titoli sia il New York Times che Usa Today annunciando il «collasso» delle accuse.