«Il Duale è positivo, ma solo alla tedesca»

L’Authority: «Occorre una netta distinzione tra azionisti e manager Soluzione Eurizon soddisfacente». E a Torino il patto slitta a marzo

da Milano

Il sistema duale può essere «utile» a superare gli intrecci azionari del capitalismo italiano, a patto però di adottare un modello «puro», basato su «una netta distinzione» tra azionisti e linea manageriale. Antonio Catricalà guarda all’ortodossia tedesca per giudicare la ripartizione di poteri tra consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione che, in questi mesi, ha favorito il consolidamento del sistema bancario nazionale.
A fare da apripista è stata la scorsa estate Intesa Sanpaolo, cui sono seguite le due superpopolari Bpu-Banca Lombarda e Bpi-Bpvn. Questo tipo di governance per essere efficace deve tuttavia prevedere precisi paletti tra il consiglio di sorveglianza e quello di gestione, ha detto il presidente dell’Authority che, entro fine marzo, dovrà comunicare il proprio verdetto definitivo sulle nozze Intesa Sanpaolo.
Già ieri Catricalà ha comunque specificato di giudicare «soddisfacente» la soluzione adottata per evitare sovrapposizioni tra Eurizon e Generali (cui fa capo il 5% di Ca de’ Sass). Antoine Bernheim e Giovanni Perissinotto siedono infatti negli organi direttivi di Intesa ma, per ovviare al problema, la strategia commerciale della controllata guidata da Mario Greco non sarà più affrontata nelle sedi collegiali, bensì affidata direttamente all’amministratore delegato Corrado Passera.
«Il solo fatto» che l’Antitrust abbia preso atto delle modalità con cui la superbanca «sta attuando il sistema duale» significa «che non ha trovato cose su cui intervenire», ha notato il top banker che concentra nelle proprie mani tutto il potere operativo di Intesa Sanpaolo. Il distinguo «tedesco» avanzato da Catricalà segue tuttavia di poche settimane la chiarezza con cui, davanti alla platea del Forex, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, aveva ipotizzato possibili future «correzioni» al sistema per superarne le eventuali «carenze».
Nodo Generali a parte, la geografia delle deleghe interna a Intesa è stata a lungo oggetto di malcontento tra alcuni dei soci torinesi, dubbiosi del reale peso di Enrico Salza come presidente del consiglio di gestione rispetto all’influenza di Giovanni Bazoli su quello di sorveglianza. Perplessità simili a quelle che starebbero accompagnando la creazione del patto tra le Fondazioni, la cui firma dovrebbe slittare a marzo. Complice le riunioni formali per approvare alcuni ritocchi e le frizioni interne alla Compagnia tra Franzo Grande Stevens e Carlo Callieri.