Dubai, finita la paura le Borse ripartono

RASSICURAZIONI Fitch: «Nessun rischio per gli istituti inglesi». Ecofin: «Esposizione ragionevole»

L’annuncio dell’avvio dei negoziati per ristrutturare parzialmente il debito della Dubai World (26 miliardi di dollari sui complessivi 59 miliardi) ha riportato ieri il sereno sulle Borse e ridato le ali all’euro (oltre 1,51 dollari), in un momento cruciale del dibattito sulla rimozione delle misure straordinarie di contrasto alla crisi economica.
Disinnescata la mina di un possibile default dell’emirato, ricondotta in un ambito più gestibile l’esposizione del suo colosso principale e ridimensionate le ripercussioni sui bilanci delle banche creditrici, faticheranno a reggere le tesi dei governi - come quello francese - che avrebbero voluto utilizzare i guai dell’ex Disneyland del deserto come alibi per procrastinare le exit strategy. L’Ecofin in agenda oggi dovrebbe infatti metterne nero su bianco il via libera, in modo da rendere più stringenti le raccomandazioni formulate dalla Commissione Ue sul riequilibrio dei conti pubblici. All’Italia è richiesto di riportare al di sotto del 3% il rapporto deficit-Pil entro il 2012.
Jean-Claude Trichet segue con ovvio interesse le mosse dei singoli Stati membri, più volte richiamati all’ortodossia di bilancio. Con la recente revisione delle stime sulla crescita di Eurolandia, il numero uno della Bce ha decretato la fine dell’emergenza, anche se domani i tassi resteranno ancora una volta inchiodati all’1%. Per almeno tre motivi: la fragilità della ripresa; l’alto livello di disoccupazione (9,8% in ottobre); e la forza dell’euro, balzato ieri fino a 1,5118 dollari (massimo dall’agosto 2008). L’affievolirsi dei timori legati a Dubai ha di fatto riacceso la propensione verso asset più rischiosi e remunerativi. Una manovra sul costo del denaro nella prima metà del 2010 resta ancora improbabile, considerato che il super euro controbilancia le spinte inflazionistiche; non è invece da escludere che domani Trichet compia un altro passo in direzione dell’exit strategy dell’istituto. Ovvero, che si renda più preciso sui tempi entro cui l’Eurotower intende drenare l’enorme liquidità immessa nel sistema durante il lungo periodo di recessione. Sempre che i guai del micro-Stato mediorientale non suggeriscano al banchiere francese un approccio più cauto sulla questione per non urtare la suscettibilità dei mercati.
Le antenne delle Borse saranno inevitabilmente sintonizzate sulla Bce. Ieri, però, i listini hanno tirato un grosso sospiro di sollievo collettivo dopo aver appreso che Dubai World intende procedere alla ristrutturazione del debito di alcune delle sue società, fra cui il colosso immobiliare Nakheel, in un’operazione da 26 miliardi di dollari. Tanto è bastato agli indici europei per chiudere con rialzi superiori al 2,5% (a Piazza Affari +2,86% il Ftse Mib), con i titoli bancari in forte recupero (+2% lo Stoxx di settore) grazie anche al commento di Fitch sugli istituti inglesi («Nessun rischio per le banche britanniche») e a quello del presidente di turno dell’Ecofin, lo svedese Anders Borg (esposizione degli istituti europei verso Dubai è «a un livello ragionevole»). A sostenere i listini ha contribuito anche Wall Street (+1,3% il Dow Jones, +1,5% il Nasdaq a un’ora dalla chiusura), ben disposta dall’inatteso recupero in novembre dell’indice delle vendite delle case esistenti. Ma la vera prova del fuoco sarà venerdì, con il verdetto sui disoccupati in novembre.