Dubai, un grattacielo da record Mille metri a scalare il cielo

Tre microclimi diversi dal primo all'ultimo piano, il duecentesimo. In cima dieci gradi in meno che in città. Un progetto avveniristico da settanta miliardi di euro

Sarà una nuova torre di Babele, alta più di un chilometro. Sarà una città di centomila abitanti sospesa tra l’azzurro del cielo e un mare scontornato tra palme d’ isole artificiali. Sarà il paese delle meraviglie e i suoi 150 ascensori superveloci voleranno così in fretta tra i 200 piani da consentirti di ammirare lo stesso tramonto per due volte nella stessa sera. Ma sarà soprattutto una sfida alle grandi crisi dell’economia e del terrorismo: alle minacce di Al Qaida - che sette anni fa fece delle Twin Towers il bersaglio simbolo della propria guerra - e a una finanza in rotta. Non più tardi di ieri, la Borsa di Dubai è precipitata al livello più basso degli ultimi 18 mesi, mentre la stagnazione del mercato immobiliare, vera cornucopia dell’Emirato, ha fatto arretrare il fatturato globale di circa 14 per cento.

Eppure Dubai continua a sognare il cielo. Il nuovo edificio più alto del mondo costerà oltre 70 miliardi di euro e offuscherà lo scintillio di vetri e acciaio della Burj Dubai, il grattacielo già in costruzione destinato a raggiungere quota ottocento metri entro il prossimo settembre. Bazzecole rispetto alla nuova impresa. Non a caso a finanziarla sono i manager della Nakheel, una delle società dello sceicco Mohammad Bin Rashi al Maktoum, emiro del Dubai considerato, grazie ai 15 miliardi di euro in fortune personali, uno degli uomini più ricchi del mondo.

«Sarà un’impresa miliare, un’opera da far mancare il fiato», promette l’australiano Chris O’ Donnell, presidente esecutivo della Nakheel, la compagnia famosa per aver costruito le tre isole artificiali di Dubai e aver contribuito, in due decenni, a trasformare un villaggio di pescatori nella nuova frontiera di turismo, finanza e architettura. Scommettendo in quell’impresa da 70 miliardi di euro e sull’inevitabile contraccolpo psicofinanziario, lo sceicco Al Maktoum e i suoi uomini sperano di risvegliare il mercato immobiliare e di superare una crisi considerata transitoria.

«Conosciamo bene la situazione finanziaria globale, ma negli affari non ci si ferma a metà della prima discesa - sostiene O’Donnell - lavoriamo al progetto da sei anni e prima di vederlo completato passeranno almeno dodici anni, ovvero due o tre cicli finanziari». Anche confidando nella benevolenza di un tempo galantuomo i numeri della nuova meraviglia fanno tremare. Per tener in piedi il super grattacielo centrale e il complesso a corona di quaranta torri da 90 piani bisognerà impilare una quantità di cemento e acciaio sufficiente a collegare Dubai con New York.

Scalando le impalcature della Babele del 2000 gli operai faranno i conti con cinque microclimi diversi fino al rigore dell’ultimo dei 200 piani dove la temperatura scenderà di almeno dieci gradi.
Il costo spropositato sarà il prezzo da pagare per costruire, come ha spiegato il sultano Ahmed Bin Sulayem, presidente della Nakheel, «un’opera senza precedenti a Dubai». Un’opera studiata - garantiscono i suoi - per restituire all’innaturale metropoli di grattacieli e isole artificiali un cuore arabo e mediorientale. «Il suo disegno ridarà vita allo stile islamico, s’ispirerà agli archi dell’Alhambra, ricreerà gli scenari del porto di Alessandria d’Egitto e chi la visiterà – promettono - rivedrà le passeggiate di Tangeri e i ponti persiani di Isfahan».