Dubai, scioperano: espulsi 4mila operai asiatici

Chiedevano un aumento di 60 dollari al mese. Il ministero del lavoro degli Emirati arabi uniti: "Non vogliono lavorare? E noi non li costringiamo". Banditi a vita

Roma - Relazioni industrali queste sconosciute: se scioperi e sei straniero scatta l'espulsione. E' accaduto negli Emirati arabi uniti, dove scioperare non è un diritto e quindi 4mila lavoratori asiatici sono stati eslulsi da Dubai. La protesta era stata organizzata sabato scorso ed era legata a una richiesta d'aumento del salario pari a 60 dollari americani.

Il quotidiano di Dubai al "Imarat" oggi dà notizia della loro prossima espulsione decisa dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti. «I quattro mila operai che hanno scioperato dal lavoro e provocato atti vandalici nella zona di Jabal Ali (sud di Dubai), saranno espulsi presto dal Paese». Lo ha annunciato il sottosegretario del ministero del Lavoro Hamid Bin Dimas. «Non desiderano lavorare e noi non vogliamo certo costringerli a farlo», è stato il commento di Dimas per spiegare il provvedimento preso nei confronti di lavoratori indiani, pachistani e bangalesi che «popolano i numerosi cantieri» del piccolo emirato arabo che sta assistendo a un imponente estensione urbanistica. I lavoratori asiatici che chiedevano anche «migliori condizioni di vita e più mezzi di trasporto», sono inoltre accusati di avere «chiuso la strada e tirato sassi contro le auto di passaggio».

Ai lavoratori, per non essersi presentati ai posti di lavoro il giorno seguente come dettato da un ultimatum del ministero, è stato annullato il permesso di soggiorno, sono stati banditi a vita da un futuro ingresso negli Emirati e soprattutto privati del trattamento di fine rapporto «per avere disatteso i termini del contratto». «La rivendicazione degli operai - ha spiegato il sottosegretario del ministero - è fuori luogo ed è illegale in quanto tutti hanno firmato un contratto che ha stabilito la loro paga ed il contratto è come la Shariya (legge islamica ndr) per i contraenti».