Dubbi anche tra gli ex Forza Italia. E adesso il Pdl rischia di spaccarsi

Alfano: «Per noi meglio andare al voto, ma non ci sovrapponiamo al Colle». E poi sulla situazione interna: «All’interno del partito opinioni differenti»

Roma - Tra gli ex azzurri è psicodramma. In una Camera semi deserta, si formano capannelli di berluscones con la faccia smarrita. Parlano alla sola condizione del più ferreo anonimato; e soltanto così straripano tutte le perplessità nei confronti dell’operazione Monti. «La sensazione è che l’accordo l’abbiano già fatto: dovremo dare il via libera a ciò che detestiamo», si sfoga una deputata quasi con le lacrime agli occhi. «Mi spieghi come faccio io a dare il voto a un tale che le prossime settimane fa una bella patrimoniale?», le dà man forte un collega. «Già. E poi all’elettorato cosa raccontiamo?». Un altro rincara la dose: «Ma vi rendete conto che dando il via libera a Monti certifichiamo tutto quello di cui ci hanno accusato e che abbiamo giustamente respinto? Mettiamo la firma all’equazione falsa di Berlusconi uguale spread e mettiamo allegramente le mani in tasca agli italiani quando il nostro credo è me-no tas-se, me-no Sta-to. Io non ce la faccio mica a votare quella roba lì». Un altro pidiellino annuisce: «Il commissariamento della politica non ha mai funzionato. E poi siamo sicuri che il governo ammucchiata riuscirebbe a fare le riforme necessarie?». «Seee... Risponde un’altra onorevole. Voglio vedere il Pd che taglia le pensioni e affronta i sindacati e la piazza al grido “no alla macelleria sociale”. Va a finire che non si toccheranno pensionati e statali ma si colpiranno i ceti medi, le partite Iva. Il nostro elettorato. E noi dobbiamo metterci la firma sotto?».
Insomma, i maldipancia sgorgano senza sosta ma guai a chiedere una dichiarazione ufficiale: «Se esce una riga col mio nome non ti parlo più. Anzi, in queste ore tutti dovrebbero tapparsi la bocca». Nell’attesa si pesano le parole di Alfano, in un via vai di vertici a Palazzo Grazioli: «Noi abbiamo messo al centro, così come ha fatto il presidente Berlusconi con il proprio gesto, l’interesse dell’Italia». E ancora: «Nel Pdl ci sono opinioni differenti. Questo è un partito democratico nel quale ci si confronta e si discute». Quindi: «Il nostro comitato di presidenza aveva deciso che dopo il governo Berlusconi si sarebbe dovuti andare al voto, ma non sovrapponiamo la nostra voce a quella del presidente della Repubblica».
La realtà è quasi la totalità degli ex azzurri condividono le posizioni degli ex An, fatte proprie anche dai big Matteoli, Romani, Sacconi, Brunetta. Ossia: voto. Più che guardarsi in cagnesco, tra ex ci si capisce e si condivide la mancanza di alternativa. «Siamo con le spalle al muro. D’altronde che si fa? Si va a elezioni subito? Quì c’è il rischio che il risultato finale sia un’altra situazione di instabilità e tra due mesi saremmo nella stessa situazione di oggi. Uguale identica. Con la necessità di fare un governo di larghe intese. E intanto avremmo fatto la fine della Grecia». Un deputato salta su: «Ma che ca..o dici? Ma quale Grecia, ma quale default! Il nostro è un Paese solido, so-li-do». Un altro deputato sorride e lancia un paradosso che svela una grande verità: «Amici, sapete qual è la soluzione ideale? Andiamo alle elezioni anticipate con la speranza di perdere. Se lo faccia la sinistra un bel governo che tartassa gli italiani. E noi facciamo una bella opposizione sventolando assieme la Lega la bandiera non dell’anti Europa, ma dell’anti Eurolandia: questa Europa-patacca fatta di burocrati e schiava di Francia e Germania».
Al riferimento Francia e Germania parte l’accusa: «È tutta una manovra per scipparci l’argenteria. Vogliono mettere le mani sulle nostre ricchezze: Enel, Eni, Finmeccanica. Questo vogliono fare: portarci via tutto a zero lire. E noi non dobbiamo permetterlo». «E invece questa battaglia se la intesterà la Lega. E vedrete che impennata avrà il Carroccio...». Già, il Carroccio. «Se noi appoggiamo Monti e la Lega no poi come la ricuciamo l’alleanza con loro?». Si scuote la testa in attesa di input chiari dal partito con lo spettro di una scissione ma non soltanto in due tronconi, bensì in mille pezzi.
Si attendono le decisioni del partito che in ogni caso dovrà riunire i propri organismi e decidere in modo democratico. «Bip bip»: sul cellulare di un deputato arriva la dichiarazione di Alfano: «Riuniremo sabato l’ufficio di presidenza, per valutare le scelte definitive». Commento di un deputato: «Secondo me l’accordo è già stato fatto... Queste ore serviranno per farci digerire Monti». Battuta sarcastica di un altro: «Dopo che abbiamo ingoiato Tremonti adesso ne manderemo giù uno solo».