Dubbi islamici: ma in paradiso si fa sesso?

A saperlo la Cia l’avrebbe persino pagato. L’emerito professor Anwar Bin Majid Ishqi invece ha fatto tutto da solo. Con un semplice articolo pubblicato qualche settimana fa sul quotidiano Al Madina il direttore del “Centro saudita di studi Strategici” ha spento il sogno di tutti i kamikaze, cancellato l’estrema illusione di ogni bravo attentatore suicida, privato Bin Laden e i suoi collaboratori dell’arma più preziosa. Nel suo pezzo intitolato «Il paradiso è al di là del sesso» il professor Ishqi spiega senza giri di parole che lassù non esistono né vergini, né appassionati amplessi perché semplicemente non esiste il sesso alla terrena maniera. Neppure per chi ci arriva a pezzi dopo essersi fatto saltare in mezzo a una congrega d’odiati infedeli. Dunque inutile sperare nelle 70 procaci vergini dagli occhi scuri, inutile illudersi di ritrovarsi al fianco, come speran tanti aspiranti ingenui kamikaze, una “fata escort” capace d’accompagnarti invisibile mentre indossi la dinamite e di comparirti al fianco, bramosa e voluttuosa, non appena scompari in una vampata. Quelle - sostiene il professor Ishqi - son pure corbellerie. «Allah – spiega il professore - sa che la natura umana non può afferrare la natura dei piaceri del paradiso così per renderli più comprensibili parla di bellezze dagli occhi scuri, vino, miele e frutta». Non pago, fa pure piazza pulita della leggenda che spinge molti attentatori suicidi a blindarsi la patta con piastre d’acciaio e metter così al sicuro gli attrezzi indispensabili a godere di un’eterna, paradisiaca “mille e una notte”. «Visto che non lassù non c’è sesso gli organi sessuali non servono, scompaiono non appena ci si arriva», assicura l’eretico professore.
Apriti cielo. In men che non si dica l’inedita descrizione del sacro paradiso scatena l’inferno. In men che non si dica l’articolo scompare dal sito, mentre sul web si susseguono le dissertazioni delle teste d’uovo del clero wahabita pronte a tutto pur di restituire a militanti e semplici fedeli l’estremo sogno sbarazzino.
Il primo a farsi avanti è sua eminenza Khaled Muhammad Al Numan. In un pezzo intitolato emblematicamente «Sì, c’è il sesso in Paradiso» il religioso cita il versetto del Corano in cui si descrivono gli inquilini dell’empireo «impegnati in gioiose occupazioni» e «reclinati con le loro spose su soffici cuscini in radure ombrose». Cosa mai faranno? «Dall’interpretazione degli esegeti del Corano risulta chiaro - sentenzia Al Numan - che l’occupazione descritta nei versi è semplicemente la deflorazione delle vergini». Poi, citando Al Darr Al Manthur - celebrato interprete degli hadith, ovvero i colloqui di Maometto - Al Numan aggiunge «Al Profeta venne chiesto se si farà mai sesso in paradiso e lui rispose certo - secondo Allah - lassù sarà tutto un dahman dahman («spingi forte» in arabo, ndr) e quando l’uomo si alzerà da sua moglie quella tornerà ad essere pura vergine».
Khaled Babtin, docente all’università Umm Al-Qura della Mecca e autorevole membro dell’associazione per la Giurisprudenza Islamica, ci va giù, è il caso di dirlo, ancor più duro. A dar retta a lui e alle sue citazioni il Paradiso diventa un autentico Viagristan. «In Paradiso al credente sarà garantita la massima potenza per ogni copula ...gli verrà data l’energia di cento uomini ....ogni beato potrà così ogni giorno avere almeno cento vergini», assicura Babtin citando i soliti disparati esegeti e le loro interpretazioni degli hadith. Ma il pezzo forte è quello con cui sembra voler rassicurare i maschietti preoccupati di dover far a meno del loro inseparabile amico. Tranquilli assicura, invece, Babtin: «Tutti questi accoppiamenti menzionati dal Corano e dalla tradizione dei profeti verranno portati a termine con lo stesso organo posseduto sulla terra. Perché questo non scomparirà - come sostiene qualcuno - alle porte del Paradiso... i credenti lassù godranno allo stesso modo degli stessi piaceri goduti sulla terra con l’unica differenza che lassù il loro piacere sarà incomparabilmente più intenso». I kamikaze insomma possono star tranquilli a patto di non scordare il vecchio e sano consiglio «prima d’indossare il giubbotto meglio infilare le mutande di latta».