Il dubbio che allarma l’Occidente: in che mani è l’arsenale del raìs?

Dove finiranno le armi di Gheddafi? Questa è la preoccupazione del Pentagono come della Nato. Ci sono troppe armi senza controllo in giro per la Libia e con l’implosione del regime c’è il rischio che arsenali e depositi si trasformino in micidiali self service bellici. Già si sono verificati episodi di saccheggio e devastazione, che si sono conclusi con la sparizione di ingenti quantitativi di armi e munizioni, le quali non cadono solo nelle mani dei ribelli, ma anche di bande armate, gruppi criminali e elementi vicini al terrorismo, che in qualche caso si sono infiltrati tra gli oppositori del regime.
Gheddafi aveva già provveduto a distribuire ai suoi seguaci o supposti tali ingenti quantità di armi leggere, sperando che sarebbero riusciti a fermare i ribelli, trasformando se necessario Tripoli in una nuova Grozny, ma così non è stato. Queste armi ora non torneranno nei magazzini, chi ha un fucile se lo tiene, se non altro per proteggersi in momenti di confusione e anarchia.
E chi prepara una eventuale guerriglia ha bisogno di armi e munizioni. Quanto avvenne nel 2003 in Irak non va dimenticato... chi non è disposto a immolarsi oggi per Gheddafi potrebbe tornare a combattere in un secondo tempo.
Ma non sono certo le armi individuali le più temibili. Si è parlato di armi chimiche, di missili balistici, di ordigni micidiali. In realtà gli «oggetti» più pericolosi sono i missili SA-24, missili spalleggiabili antiaerei a inseguimento del calore, che in teoria non dovrebbero proprio essere in Libia, ma che invece sono molto diffusi da entrambe le parti, visto che le stesse formazioni ribelli ne hanno un certo quantitativo. Come accadde a suo tempo per gli Stinger forniti ai mujahedin per combattere i Russi, questi missili diventano oggi l’oggetto del desiderio di qualunque gruppo terroristico. Perché sono missili di ultima generazione, che sono facili da usare e riescono a superare gli inganni anti-missile di cui dispongono molti aerei militari e alcuni velivoli VIP. Persino i sistemi di difesa laser «accecanti» hanno meno efficacia contro i SA-24. Sul mercato nero questi missili valgono già decine di migliaia di dollari al pezzo e c’è chi è disposto a pagare molto di più per entrarne in possesso. Quanti siano i SA-24 in Libia nessuno sa dirlo, di sicuro i «consiglieri» occidentali presenti sul terreno intendono recuperarne il più possibile. E oltre ai SA-24 cercano missili analoghi, come i SA-18, che sia pure meno sofisticati sono tanto pericolosi quanto pregiati.
I lealisti hanno anche lanciato alcuni missili balistici Scud, vecchi residuati con una gittata di 300 km, che non dovevano più essere in possesso della Libia da diversi anni. Ma Gheddafi... aveva barato. Solo che ormai gli Scud hanno una valore bellico molto relativo e sono «bestioni» difficili da muovere e ancor più da utilizzare. Sicuramente più interessanti i missili antinave Otomat di produzione italiana, che sarebbero stati neutralizzati in attacchi mirati dagli aerei Nato, come la maggior parte di Scud e razzi pesanti d’artiglieria. Quanto alle armi chimiche, se qualcosa è rimasto si potrebbe trattare di proietti all’iprite, difficili da trattare e anche solo da muovere. È una minaccia meno grave.
In ogni caso, le basi e gli arsenali militari dovrebbero essere posti al più presto in sicurezza, così come bisognerebbe evitare lo scioglimento o la dissoluzione delle forze di sicurezza e delle forze armate. Perché i ribelli sono ancora una armata brancaleone poco inaffidabile e non c’è una forza internazionale di stabilizzazione pronta a intervenire.