Il dubbio Ma dietro il nome c’è un vero genio della panchina?

Mettetegli un saio, o una tonaca, un vangelo aperto e ascoltate la predica. Gli riuscirà convincente da qualunque pulpito. Fatelo parlare e non vi deluderà. Per il resto si vedrà. Il primo giorno di Leonardo all’Inter poteva essere lo stesso che fu al Milan o che sarebbe stato alla Juve, al Chelsea, al Real Madrid. Una sorta di Alice nel paese delle meraviglie, una storia da spot della famiglia del Mulino bianco: ti parla di sogni, fascino, meraviglie, gioia di vivere. Dice di non essere Mourinho e, invece, in qualcosa lo è quando riavvita, riannoda discorsi e sensazioni già ascoltate altre volte. Mou, a Madrid, sta riproponendo show altre volte trasmessi ad Appiano. Leo ci ha riproposto un vocabolario.
Ma sopra tutti, e soprattutto, c’è una domanda a cui nessuno sa dare risposta. Che poi è il dubbio di tanti, magari anche il suo: Leo è simpatico, intelligente, non fa fare brutte figure, ma sa allenare davvero? Il curriculum è da guinness: un anno al Milan, sei mesi in ferie ed ora all’Inter campione del Triplete e campione del mondo. Certo, il nome (Leonardo) è incoraggiante. Ma quell’altro era un genio. Questo, per ora, un uomo che piace. I ricordi milanisti conducono a una gestione soave degli uomini (anche se Gattuso e Inzaghi poi si sono lamentati) e a una guida meno tranquillizzante sul campo, in partita. Qualche strategia non azzeccata, difficoltà nei cambi, situazioni non sempre riconosciute, un derby da buttare. Per un esordiente ci sta tutto. Ma ora il derby potrebbe essere cartina di tornasole per un tifo non proprio convinto dalla scelta. Interismo è anche veleno, non solo vangelo.
Stavolta Leo vien chiamato a prendere in mano quella che il suo patron definisce ancora una fuoriserie. Se la vedrà con uno spogliatoio dalla camaleontica capacità di adeguarsi al gioco del potere: se piaci al padrone la passi liscia, appena circola aria di dubbio e nervosismo cominciano i tempi duri.
L’Inter ha messo alla prova qualunque uomo della panca, anche Mourinho. Moratti (parole di Mou) sa allenare ogni tecnico. Se resisti e vinci, la patente è sicura. Quella che sta inseguendo Leonardo. Il patron lo ha fatto partire con un piccolo handicap: il contratto più corto firmato nella sua gestione (18 mesi). Per ora non gli darà rinforzi (salvo Ranocchia). Alla prima partita Leo dovrà vincere, altrimenti ciao scudetto. Il destino che forse è cinico, ma non baro, dice che Leonardo è il primo esemplare a salire sul carro del vincitore ma con il rischio di starci molto scomodo. Inter leonardesca o leopardiana? Il tempo dirà.