Il dubbio e l’orologeria

Una cosa sacrosanta da fare in fretta e, comunque, sarà sempre tardi farla, è discutere del sistema del credito in Italia, del ruolo della Banca d'Italia e della durata a vita della carica di Governatore, del protezionismo (secondo noi in gran parte sbagliato) con cui si tenta di arginare la globalizzazione dei mercati finanziari. Sono ancora in molti quelli che portano le ferite, in alcuni casi letali, della Parmalat e della Cirio.
Ma una cosa è discutere di tutto questo e su questo esprimere giudizi anche fortemente negativi su Antonio Fazio, il Governatore. Quello che fa specie e per cui siamo costretti, contro voglia, a tornare sull'argomento, è che, fino a pochi mesi fa, quando si parlava di proposte che, in qualche modo limitassero i poteri della Banca d'Italia, o almeno li ridisegnassero, si parlò di attacco alla persona di Fazio, si parlò di una indegna campagna contro una istituzione dello Stato. Chi non ricorda gli attacchi a Tremonti che aveva attaccato il Governatore? Chi non ricorda la riunione congiunta di due commissioni parlamentari presiedute egregiamente dagli onorevoli Giorgio La Malfa e Bruno Tabacci? Chi non ricorda, insomma, quella schiera di difensori improvvisati del Fazio eroe nazionale che in un batter d'occhio si sono improvvisati suoi detrattori, in certi casi anche un po' schifati, della sua persona e del suo operato?
Prima era un’Istituzione quella che andava salvaguardata attraverso la salvaguardia del suo responsabile. Ora non si sa cosa si deve salvaguardare attraverso una specie di crucifige! generalizzato, sul responsabile e, quindi, sull'Istituzione. O no? Cioè: quando la sinistra difende Fazio difende l'Istituzione che va difesa comunque. Quando la sinistra attacca Fazio non fa come la destra che attenta al prestigio dell'Istituzione, no, in questo caso, la difende. Se qualcuno ci capisce qualcosa si rivolga al direttore di questo quotidiano perché noi non ci capiamo granché.
Almeno che quel crucifige! non nasconda la volontà di difendere qualche barabba che non sappiamo e non vogliamo neanche immaginare.
Fazio, beninteso, non è il Messia. Crediamo lo sappia anche lui. Lo ripetiamo, avevamo sperato che si sarebbe fatto molto di più dopo gli scandali Cirio e Parmalat. Vorremmo discutere molto sulla competitività del sistema del credito italiano che spesso moltiplica i costi al posto di moltiplicare l'efficienza. Un modo strano di aiutare la competitività del Paese.
Ma non è questa la questione. Non si tratta di difendere l'operato tecnico di Fazio. E neanche quello «politico». Si tratta, come ha detto giustamente Bertinotti, sì proprio lui, il Fausto, sciorinando tutte le erre mosce possibili, di un Paese dove si diffondono delle intercettazioni che riguardano un altro indagato e che interessano una Istituzione chiave di questo Paese in un suo punto non fortissimo, in questo momento: l'economia e la finanza.
Che bisogno c'era di diffonderle. Ci riferiamo alla fonte, cioè alla magistratura? Sono stati rubati i tabulati nottetempo? O sono stati gentilmente ammanniti a qualcuno? Perché? Perché questi? Perché ora, proprio ora, che sono in corso operazioni e contro operazioni finanziarie?
E perché la sinistra che ha difeso altri governatori in altri momenti non tanto facili ora attacca? Perché ora e non quando si voleva accorciare la durata dell'incarico del Governatore o addirittura rimuoverlo, come voleva l'ex ministro dell'Economia ed altri?
Fossimo in presenza di una sentenza definitiva di condanna di Fazio capiremmo. Così no. Non possiamo e non vogliamo capire. O, meglio, non vorremmo aver capito e la cosa non ci piace.